Dare la luce nel Medioevo

Donner la vie au Moyen-Age

Contrariamente alla credenza popolare, il bambino è amato nel Medioevo e soprattutto desiderato. Infatti, la mortalità infantile è molto alta un bambino su tre muore prima dei 5 anni e di conseguenza la coppia cerca di concepire il maggior numero di figli.  Philippe de Navarra ha scritto nei “Quattro età dell'uomo” nel 1260 che: il bambino è considerato l'erede, si rinnova di generazione in generazione, garantisce la continuità della stirpe e perpetua la memoria degli antenati”. E 'quindi essenziale per le famiglie di avere molti bambini e individui di sesso maschile. L'intervallo medio tra due nascite era di circa ventuno mesi. C’erano molti riti di fertilità e di protezioni per le donne in gravidanza.

 

Contrairement aux idées reçues, l’enfant au Moyen Age est aimé et surtout désiré. En effet, la mortalité infantile étant extrêmement élevée à l’époque, un enfant sur trois meurt avant 5 ans et par conséquent le couple essaie de concevoir le plus grand nombre d'enfants possibles. Philippe de Navarre écrit dans Les quatre âges de l’Homme en 1260, que l’enfant est considéré comme l’héritier, il renouvelle les générations, assure la continuité de la lignée et perpétue la mémoire des aïeux. Il est donc essentiel pour les familles d’avoir plusieurs enfants et en particuliers des mâles.  L'intervalle moyen entre les naissances était d'environ vingt-et-un mois . Ainsi, il existe de nombreux rites de fécondité ou de protection des femmes enceintes.

 

Italiano:

 

In campagna, i ricchi partoriscono nei loro castelli e i poveri nelle loro fattorie. In città, ci sono reparti negli ospedali. Ad esempio, l'Hôtel-Dieu di Parigi aveva una sala comune che aveva 24 posti letto. Le donne incinte potrebbero occupare questi posti letto dal 8° mese di gravidanza. La donna del Medioevo "partorisce" accovacciata in un letto o su una sedia. Si appoggia contro un assistente, mentre l’ostetrica con le mani unte di olio di viola e di alloro, cerca di dilatare il collo dell'utero e di dare una buona posizione al bambino. Il parto è il monopolio delle ostetriche la cui conoscenza si tramandava di generazione in generazione.

 

Il parto è una fonte di gioia ma anche paura perché molte donne muoiono di febbre puerperale (soprattutto tra i 20 ei 30 anni). Date le condizioni igieniche e la scarsità di conoscenze mediche ogni complicanza portava nel 90% dei casi alla morte sia per la madre, sia per il bambino. La madre moriva per dissanguamento, infezioni, embolie,…  Nei casi in cui il parto non avveniva a causa del decesso prematuro della madre, veniva praticato il taglio cesareo che comportava la successiva benedizione della salma materna e il battesimo immediato per il bambino in modo che la sua anima non si perda nel limbo (tra il Paradiso e l'Inferno).

 

Quando tutto andava bene la comare faceva il bagno alla partoriente e nella stessa acqua si immergevano le donne sterili poiché  era diffusa la credenza che l’acqua in cui s’era bagnata la madre aveva il potere di rendere fertile.  Anche la neonata veniva lavata con acqua, miele, sale ed erbe aromatiche dopo che l’ostetrica le abbia tagliato il cordone ombelicale con quattro dita dall'ombelico. Il numero quattro rappresenta le quattro stagioni o le quattro fasi della vita. Poi la bimba veniva fasciata con strisce di lino o canapa (a seconda della ricchezza della famiglia) e adagiata in una culla arricchita da nastri colorati.

 

La puerpera stava a letto almeno un mese in modo da recuperare le forze. La sua stanza era addobbata con tendaggi di damasco rosso, verde o azzurro e il suo letto ricoperto di lenzuola ricamate e trapunte d’argento. Davanti al letto veniva allestita una credenza con frutta, dolci, vini in modo che gli ospiti, venuti a festeggiare il lieto evento, potessero mangiare e bere a volontà. Alla madre si offriva doni: un bicchiere di vino, un pollo e brodo, noci, pane, e una camicia nuova e per i più ricchi, abiti, un cucchiaio e una coppa d'argento.

 

La nascita è un evento molto importante in una famiglia viene notificata al giorno e all'ora nelle cronache della famiglia. Il battesimo avveniva dopo una decina di giorni e si svolgeva nel battistero della chiesa al cospetto dei padrini che erano almeno una dozzina Ogni chiesa aveva il suo registro battesimale nel quale il neonato veniva regolarmente iscritto, anche se all’inizio si usavano due urne in cui il prete deponeva una fava nera per i maschi e bianca per le femmine. La scelta del nome dei neonati spettava al padrino e alla madrina, di solito quello di un santo o di un martire e il cognome di famiglia. Il neonato veniva dapprima immerso tre volte nell'acqua battesimale, ma visto i rischi considerevoli si passò all’aspersione sulla fronte del piccolo. Compiuti questi atti, il neonato veniva vestito di bianco ed era pronto ad entrare nella comunità cristiana a tutto titolo. Il battesimo del neonato veniva seguito da una cerimonia di purificazione della madre. Infatti,  la partoriente era considerata impura per 1 mese e poteva rientrare in chiesa e nella vita solo inseguito a suddetta cerimonia.

 

Se una donna non era in grado di generare figli,  non c’erano né medici né tecniche diagnostiche per stabilire il tipo di sterilita. Spesso la donna infertile veniva ripudiata anche dopo molti anni di matrimonio. In questo periodo la media di bambini per famiglia era 8-10. Un matrimonio riuscito doveva essere ricco di figli anche perché i figli rappresentavano un investimento per la vecchiaia. Per essere fertili, oltre a fare pellegrinaggi e voti, le donne ricorrevano anche a pratiche magiche. Si diceva che passeggiando sfiorassero di nascosto un sasso per terra, simbolo del fallo; per liberarsi dalla "maledizione della sterilità”, o facessero anche bagni con erbe aromatiche e tinture medicinali.....

 

Durante il Medioevo le donne ricorrevano ai mezzi contraccettivi per evitare le gravidanze. Non si sa molto sui questi metodi, poiché venivano tramandati oralmente di donna in donna. Sappiamo comunque che usavano i diaframmi di cera d'api o le pezze di lino per bloccare la vagina (Ungheria e Germania). Poi seguendo superstizioni popolari ricorrevano al bere bevande fredde, rimanere passive durante il rapporto sessuale oppure trattenere il fiato e saltare violentemente dopo il rapporto. La necessità di controllare le nascite  soprattutto nelle masse contadine era motivata dal fattore economico. Il numero dei figli doveva essere quello utile per lavorare e sfruttare appieno la terra: uno di più poteva portare la famiglia nella miseria più nera.

 

Se una donna rimaneva involontariamente incinta ricorreva all'aborto con lavande interne, purghe, sale, miele, olio, catrame, piombo, succo di menta, semi di cavolo, segale cornuta, rosmarino, mirto, coriandolo, foglie di salice, balsamina, mirra, prezzemolo, semi di trifoglio e perfino urina animale. Il problema consisteva soprattutto nel riconoscimento precoce della gravidanza. Molte donne capivano di essere incinte solo quando il ventre cominciava a gonfiarsi. Una gravidanza ad uno stadio avanzato rendeva ovviamente più pericolosa la pratica dell'aborto. Così l'alternativa più usata era l'uccisione del neonato o l'abbandono. L'infanticidio, se scoperto, era considerato un grave delitto e quindi punito con la morte.  Solo lo stato di povertà della madre veniva riconosciuto come attenuante. Spesso a causa della povertà i genitori vendevano i propri figli. 

 

Nella società medievale, di forte impianto religioso, dove la preoccupazione per la salvezza dell’anima era prevalente su quella del corpo, l’impegno nel recupero dei bambini abbandonati era motivato soprattutto 
da preoccupazioni di ordine spirituale e la salvezza fisica del bambino ne era la logica conseguenza. Le legge sull’argomento erano molto variabili. Al tempo della dominazione normanna in Sicilia la legge prevedeva il taglio del naso per quelle madri che vendevano le figlie, mentre nella Spagna era previsto il rogo. Cosi nacque la ruota degli esposti in cui dall'esterno veniva deposta la neonata, in forma anonima. Al suono di una campanella la ruota girava portando all’interno  la neonata per affidarla alle cure delle monache. Spesso insieme alla bimba veniva deposto un oggetto che potesse consentire in futuro un eventuale ricongiungimento e comunicava se il bambino fosse già stato battezzato o meno.

 

 

Nel Medioevo l’infanzia inizia quando la bimba inizia a camminare e abbandona il pannolino.

Français:

 

A la campagne, les riches accouchent dans leurs châteaux et les pauvres dans leurs fermes. En ville, il existe des salles communes dans les hôpitaux. Par exemple, l’Hôtel-Dieu de Paris possédait une salle commune qui comptait 24 lits. Les futures mères pouvaient occuper ces lits dès le 8ème mois de leur grossesse.

 

Ainsi, la femme du Moyen Age « met bas » en position accroupie dans un lit ou sur une chaise obstétricale dont l’usage se généralise au Haut Moyen Age. Elle s’adosse à une assistante pendant que la sage-femme qui s’est préalablement enduite les mains d’huiles de violette et de laurier, essaye de dilater le col de l’utérus et de donner une bonne position à l’enfant. L'accouchement est le monopole des sages-femmes dont la connaissance a été transmise de génération en génération.

 

L'accouchement est une source de joie, mais la peur aussi parce que beaucoup de femmes meurent de la fièvre puerpérale (en particulier entre 20 et 30 ans). Compte tenu des conditions d'hygiène et le manque de connaissances médicales, toutes les complications portaient dans 90% des cas, le décès pour la mère et pour le bébé. La mère mourrait d'hémorragie, infection, embolie, ... Dans les cas de la mort prématurée de sa mère, le médecin réalisaient une césarienne et l’enfant était immédiatement baptisée afin que son âme ne soit pas perdu dans les limbes (entre le Paradis et l'enfer).

 

Quand tout allait bien la sage-femme lavait la mère. Dans cette même eau se plongeaient les femmes infertiles car elles pensaient que l'eau dans laquelle avait été baignée la mère avait le pouvoir de rendre fertile. Après avoir coupé le cordon ombilical à quatre doigts du nombril la sage-femme lavait le nouveau-né avec de l'eau, du miel, du sel et des herbes. Le numéro quatre représente les quatre saisons ou les quatre étapes de la vie. Ensuite, l'enfant était emmailloté étroitement avec des bandes de lin ou de chanvre (selon la richesse de la famille) et déposé dans un berceau orné de rubans de couleur.

 

La néo-maman restait au lit au moins un mois pour récupérer. Sa chambre était décorée avec des rideaux de damas rouge, vert ou bleu, et son lit recouvert de draps brodés d'argent. Devant le lit était placé un buffet avec des fruits, des pâtisseries, des vins afin que les parents et amis venus pour célébrer l'heureux événement, puissent manger et boire à volonté. La mère recevait des cadeaux: un verre de vin, un poulet et du bouillon, des noix, du pain, et de nouveaux vêtements, ainsi que pour les plus riches une cuillère et une tasse d'argent.

 

La naissance est un événement très important et est notifiée à la date et l'heure exactes dans les chroniques de la famille. L’enfant est baptisé une dizaine de jours après sa naissance dans le baptistère de l'église, en présence des parrains et marraines. Chaque église avait son registre de baptême. Au début les prêtres utilisaient deux urnes dans lesquelles il posait une pierre noire pour les hommes et une blanche pour les femmes. Le choix du nom du nourrisson était confié au parrain et à la marraine.  Généralement celui d'un saint ou d’un martyr, et le nom de famille. Si au départ le nourrisson était immergé trois fois dans l’eau, vu les risques considérables fut adoptée l’aspersion sur le front de l'enfant. L'enfant était vêtue de blanc et entrait à tous les effets dans la communauté chrétienne. Le baptême des enfants était suivit par la cérémonie de purification de la mère les relevailles. En effet, la mère était considérée impure pendant un mois et pouvait à nouveau entrer dans l'église et dans la vie civile après cette cérémonie.

 

Si une femme n’était pas en mesure d'avoir des enfants, il n'y avait pas de techniques médicales ou de diagnostique pour déterminer le type d'infertilité. Souvent, la femme infertile était répudiée même après de nombreuses années de mariage. Dans cette période, la moyenne d'enfants par famille était 8. Un mariage réussi devait être riche d'enfants car ils représentaient un investissement pour la vieillesse. Pour être fertile, en dehors des pèlerinages et des vœux, les femmes ont faisaient recours à des pratiques magiques…

 

Durant le Moyen Age les femmes avaient recours à la contraception pour prévenir les grossesses. Nous connaissons très peu de ces méthodes transmis oralement de femme à femme. Cependant, nous savons qu’elles utilisaient le  diaphragmes en cire d'abeille, buvaient des boissons froides, sautaient violemment après les rapports sexuels,... La nécessité de contrôler les naissances, en particulier dans les masses paysannes, était motivée par le facteur économique. Le nombre d'enfants devait correspondre à celui utile pour travailler la terre, un surplus pourrait amener la famille à la misère.

 

Si une femme reste enceinte involontairement, elle recours à l'avortement avec des lavages internes, des purges, de sel, miel, huile,  plomb, jus de menthe, graines de chou, ergot de seigle, romarin, myrte, coriandre, feuilles de saule, baumier, myrrhe , persil, graines de trèfle et même d'urine animale. Le problème est en particulier dans la détection précoce de la grossesse. Beaucoup de femmes comprennent qu'elles sont enceintes seulement quand le ventre a commencé à enfler. Une grossesse à un stade avancé rend évidemment plus dangereuse la pratique de l'avortement. Donc, la solution la plus utilisée est la mise à mort de l'enfant ou de l'abandon. L’infanticide était considéré comme une infraction grave et punissable par la mort. Seul la pauvreté était reconnue comme un facteur atténuant. Souvent, les parents pauvres vendent leurs enfants.

 

Dans la société médiévale où le souci du salut de l'âme régnait sur le corps, l'engagement dans la récupération des enfants abandonnés était motivé par l'ordre spirituel et la sécurité physique de l'enfant en était la conséquence logique. La loi sur le sujet varie considérablement en Sicile l’on coupait le nez de la mère, en Espagne elle était condamnée au bucher. C’est ainsi qu’est née la roue placée sur le parvis des église ou à l’entrée des couvent où le nouveau-né était déposé de façon anonyme. Au son d'une cloche, la roue en tournant portait l’enfant à l’intérieur afin d’être confié aux soins des religieuses. Souvent, un objet pouvant permettre une réunion future et communiquée si l'enfant avait déjà été baptisés ou non était placé dans son maillot.

 

L’enfance au Moyen-Age commence quand l’enfant abandonne le lange et commence à marcher.

SOURCES-BIBLIOGRAFIA:

https://medecinemedievaleeurope.wordpress.com/2015/04/05/62/

http://www.histoire-pour-tous.fr

http://www.pilloledistoria.it/5648/medioevo/firenze-nel-medioevo-battesimo

 

 

Sophie Cassagnes-brouquet « La vie des femmes au Moyen-Age »,  2010, ed. OUEST-France

Régine Pernoud, “La femme au temps des cathédrale”, 1991, ed. Le livre de poche.

La donna medico nel Medioevo

La femme médecin au Moyen-Age

 

Italiano:

Che cosa succedeva 1500 anni fa quando ci si ammalava? La vita nel Medioevo è stata definita "pericolosa, inumana e breve". All’epoca la gente sopportava molto più dolore e molte più sofferenze rispetto a oggi. Nel Medioevo molti erano i mali che la medicina dell'epoca non riusciva a guarire. Quasi la metà dei bambini periva a causa di malattie infettive prima di compiere i cinque anni. Le giovani morivano di parto e gli uomini morivano per incidenti o in guerre. Generalmente i medici trattavano i problemi interni al corpo e i chirurghi quelli esterni quali: ferite, fratture, lussazioni, problemi urinari, amputazioni, malattie della pelle e sifilide. Essi anche praticavano i salassi ai pazienti inviati loro dai medici e si occupavano inoltre di estrazioni dentarie, osteologia, oculistica ed ostetricia. L’assistenza medica era molto costosa e solo pochi potevano permettersela. I malati e gli anziani potevano essere curati da medici esperti, monaci, guaritori popolari (spesso donne, specialmente nelle aree rurali). Ogni monastero aveva una infermeria. Le cure a quei tempi erano principalmente basate su preparati di erboristeria, in associazione con diete e con l’esercizio fisico. I primi ospedali si formarono fornendo assistenza e rifugio ai vecchi, agli invalidi e ai pellegrini itineranti: i primi ospedali sorsero come ospizi più che come luoghi di cura.

Il tema delle donne medico costituisce una delle più grandi attrattive della Storia. Per secoli gli storici si sono domandati come sia potuto accadere che a Salerno, nel IX secolo troviamo donne che, come Trotta detta Trotula, non solo esercitano la medicina, ma che la insegnano. Il Chronicon Salernitanum riporta che verso l’860 Sawdan, l’emiro di Bari, inviò degli ambasciatori a Salerno che contavano al loro seguito medici venuti a perfezionarsi, tra cui una donna di nome Sibilla, definita “esperta nella cura delle ferite”. Per spiegarlo si è spesso ricorso al dire che la Scuola Medica Salernitana fosse un’eccezione. Per andare alle radici di questo fenomeno, dobbiamo sgombrare il campo da una serie di pregiudizi Per tanto tempo, si è creduto che, fino alla seconda metà dell’Ottocento, le uniche attività permesse alle donne in ambito medico fossero: la levatrice e l’infermiera.

Durante il Medioevo, la medicina è l’unico campo nel quale le donne mostrano conoscenze superiori agli uomini. Fino al XV secolo inoltrato, il termine medico si declina anche al femminile “medica” Esistono numerose testimonianze scritte di donne mediche nell’antichità e nel primo cristianesimo.  Le donne si cimentavano nella preparazione di composti di erbe, e soprattutto, di cosmetici e profumi. Di questo aspetto legato alla bellezza parlerò in un prossimo articolo. La donna è colei che cura i feriti e i malati della casa; il che ha anche il suo lato negativo, l’avvelenamento e l’aborto, come insinuano i testi, da Gregorio di Tours a Paolo Diacono. Fu una donna, la nobile Fabiola, ad aver fondato il primo ospedale, il nosokòmion di  Roma, dirigendolo, ma assumendo anche mansioni mediche. Gli ospedali bizantini prevedevano fin dal VII secolo un reparto femminile gestito da una medica che aveva un suo stipendio, oltre a infermiere che affiancavano i colleghi uomini.

L’avvento del monachesimo femminile permise di facilitare la diffusione dei testi medici dell’Antichità, da Dioscoride a Galeno grazie all’attività di copia su pergamena. Inoltre, la Regola di San Benedetto obbliga i monasteri a fornire assistenza ai pellegrini e ai malati. La conoscenza della medicina nei monasteri era dinamica. Troviamo molti erbari di provenienza monastica, che presentano variazioni a seconda della collocazione geografica, e molti testi medici dell’antichità corredati da glosse e aggiunte, risultato di un “aggiornamento” del monaco o della monaca che li usava. Venanzio Fortunato ci rende testimonianza di Radegonda di Poitiers, badessa del monastero di Sainte-Croix, una delle cui attività principali era ll’assistenza dei malati. Un'altra badessa famosa e non solo nell’ambito medicale era la badessa Hildegarde de Bingen, che ha scritto il Liber simplicis medicinae verso 1160. Questo libro parla dei sintomi, delle cause e del trattamento delle malati

Disponiamo dell’intera opera di una certa Metrodora, vissuta a Costantinopoli nel VI secolo, il Peri tòn giunaikéion pathòn (“Delle malattie delle donne”) , un’opera di medicina a tuttotondo con riferimenti ai testi di Galeno e Andromaco, e di un tale Nichepso l’Egiziano. Metrodora non era una semplice levatrice, ma una medica vera e propria che sapeva, all’occorrenza, ricorrere anche alla chirurgia. I 108 capitoli del suo trattato hanno un approccio “empirico”, come lo sarà d’altronde quello di Trotula, tanto che alcune ricette sono dichiaratamente ricavate “dall’esperienza” personale dell’autrice. Metrodora non si occupa solo del benessere dell’apparato riproduttivo femminile, ma anche di problemi di stomaco, di febbre, di malaria, di emottisi, di dolori reumatici e traumi, e almeno trenta ricette sono dedicate alla cosmetica e alla profumeria. Ciò che ci sorprende di più, però, è che, come farà poi Trotula, s’interessi anche dei problemi intimi maschili.

Il nome di Trotula é legato alla scuola salernitana (Xs-XIIIs) la prima scuola di medicina che ebbe fama internazionale con molte celebrità feminine tra cui  anche :  Francesca di Romagna.. A Trotula de Regiero è attribuito il trattato De passionibus mulierum ante in et post partum, edito a stampa solo nel 1544, a Strasburgo, nell'edizione tarda di George Krant. Il De passionibus segna la nascita dell'ostetricia e della ginecologia come scienze mediche. Nasce a Salerno e sposò il medico Giovanni Plateario, da cui ebbe due figli. Ha scritto:

L’originalità di Trotula consiste nella modernità dei suoi testi. Sottolinea l’importanza di igiene, dieta equilibrata ed esercizio fisico. Consiglia di evitare lo stress e l’ansia. Dispensa consigli sul periodo migliore per il concepimento, sui rimedi per l’infertilità, per controllare le nascite, come stimolare (visivamente e uditivamente) i bambini, suggerisce lozioni lenitive per la dentizione. Insieme con cure, erbe curative, indicazioni sui più disparati argomenti, l’interesse di Trotula si rivolge anche alla bellezza del viso, dei capelli e in generale del corpo. Le opere di Trotula sono considerate testi classici in campo medico fino al XVI secolo.

Ogni grande citta possiede una scuola aperta alle donne. Tra le studiose in medicina e chirurgia contiamo: Ghilietta (Piémonte), Jacobina di Bologna, Mercuriade et Johanna di Posen. Une Sœur Ann a été décrite comme une medica au St Leonard's Hospital, de York, en 1276.

Dal XIIIs al XVs esistono poche Università. Il sapere medicale é empirico. La medicina é esercitata sia dalle donne che dagli uomini ma con l’edito del 1220 emanato da Parigi il potere delle donne diventa limitato poiché é vietato loro di esercitare la medicina fuori dalla facoltà. Tante donne medico saranno scomunicate, torturate e bruciate poiché furono descritte come streghe. Solo in Italia le donne potevano esercitare e anche insegnare medicina. Solo nell’ottocento le donne riprenderanno a studiare la medicina la prima laureata in medicina dal XVs fu Elisabeth Garrett Anderson …..

Que se passait-il, il y a 1500 ans, quand vous tombiez malade? La vie au Moyen Age a été décrite comme «dangereuse, inhumaine et courte." A l'époque, les gens supportaient beaucoup plus de douleurs et beaucoup plus de souffrances qu’aujourd'hui. Au Moyen Age, beaucoup étaient les maux que la médecine de l'époque ne pouvait pas guérir. Près de la moitié des enfants périssaient des suites de maladies infectieuses avant l'âge de cinq ans. Les jeunes femmes mourraient en couches, et les hommes au combats. En général, les médecins traitaient les problèmes internes du corps et les chirurgiens ceux externes: blessures, fractures, luxations, problèmes urinaires, les amputations, les maladies de la peau et de la syphilis. Les médecins pratiquaient la saignée et s’occupaient des extractions de dents, d'ostéologie, d'ophtalmologie et d'obstétrique. Les soins médicaux étaient très cher et seuls quelques-uns pouvaient se permettre un médecin. Les malades et les personnes âgées pouvaient être soignés par des médecins expérimentés, des moines, ou des guérisseurs (souvent des femmes, en particulier dans les zones rurales). Chaque monastère avait une infirmerie. Les soins étaient basé sur certains produits à base de plantes, en combinaison avec un régime alimentaire et de l'exercice. les premiers hôpitaux ont été construits comme hospices plutôt que comme des lieux de soins ; ils fournissaient l’assistance aux personnes agées, aux handicapés et aux pèlerins.

Le thème des femmes médecins est l'une des plus grandes attractions de l'Histoire. Pendant des siècles, les historiens se sont demandés comment il était possible qu’ à Salerne, au  neuvième siècle, nous trouvions les femmes qui, comme Trotta dit Trotula, non seulement pratiquaient la médecine, mais l’enseignaient. Le Chronicon Salernitanum rapporte que vers 860, Sawdan, l'émir de Bari, envoya des ambassadeurs à Salerno et leurs médecins afin qu’ils se perfectionnent. On sait que parmi eux se trouvait  une femme nommée Sybil, définie comme «une experte en soins des plaies ».

Pour expliquer ce phénomène, beaucoup ont avancé que l’école de Salerne était une exception. Pour aller à la racine de celui-ci, nous devons éclaircir un certain nombre de préjugés. Pendant longtemps, on a cru que, jusqu'à la seconde moitié du XIXe siècle, les seules activités permises aux femmes dans le domaine médical étaient: la sage-femme et l ' infirmière.

 

Pendant le Moyen Age, la médecine est le seul domaine dans lequel les femmes montrent plus de connaissances aux hommes. Jusqu'à la fin du XVe siècle, le terme médical est également décliné au féminin. Il y a beaucoup de documents écrits qui témoignent de femmes médecin qui ont vécu dans l'Antiquité et au début du christianisme. Les femmes sont spécialisées dans la préparation de composés à base de plantes, et surtout, en cosmétiques et parfums. Sur les plante médicinale et la beauté féminine je consacrerai un article à part entière. La femme prend soin des blessés et des malades dans la maison; elle fabrique des infusion et des sirop parfois utilisé négativement pour, l'empoisonnement et l'avortement, comme insinuent les textes, de Grégoire de Tours à Paul Deacon. Néanmoins c’est à une femme, la noble Fabiola, que l’on doit la fondation du premier hôpital, le nosokòmion Rome. Elle ne se contentait pas de le diriger, mais exerçait aussi des tâches médicales. Dès le VIIe siècle, les hôpitaux byzantin présente une salle des femmes dirigée par une femme médecin qui avait son propre salaire, ainsi que des infirmières qui côtoyaient aussi ses collègues masculins.

L'avènement du monachisme féminin a facilité la diffusion de textes médicaux de l'antiquité de Dioscoride et Galien grâce à l'activité de la copie sur parchemin. En outre, la Règle de saint Benoît oblige les monastères à fournir une assistance aux pèlerins et aux malades. La connaissance de la médecine dans les monastères était dynamique. Nous trouvons de nombreux herbiers d'origine monastique, qui présentent des variations en fonction de la situation géographique, et de nombreux textes médicaux accompagnés de gloses et d’ ajouts, résultat d'une «mise à niveau» du moine ou de la  religieuse qui les utilisait. Venancio Fortunato cite Radegund de Poitiers, abbesse du monastère de Sainte-Croix, dont l'activité principale était l’assistance aux malades. Un autre abbesse célèbre non seulement dans le domaine médical était l'abbesse Hildegarde de Bingen, qui a écrit le Liber medicinae simplicis en 1160. Ce livre parle des symptômes, des causes et du traitement des malades

Nous avons tout le Peri tòn giunaikéion Pat'on ( "Parmi les maladies des femmes») de Metrodora, vécue à Constantinople au VIe siècle. Une œuvre sur la médecine avec des références aux textes de Galien et Andromaque. Metrodora n’était pas simplement une sage-femme, mais un véritable médecin qui pourrait, le cas échéant, recourrait à la chirurgie. Les 108 chapitres de son traité ont une approche «empirique», de même que celui de Trotula, si bien que certaines recettes sont ouvertement dérivées "de l'expérience" personnelle. Metrodora non seulement traite de la santé génésique des femmes, mais aussi des problèmes d'estomac, de la fièvre, du paludisme, de l'hémoptysie, de la douleur et des traumatismes articulaires aigus. Au moins trente recettes sont dédiés aux cosmétiques et à la parfumerie. Ce qui nous surprend le plus, cependant, est que, comme Trotula elle s'intéressait des problèmes intimes du sexe masculin.

Le nom de Trotula est lié à l'école Salerno (Xe-XIIIe siècle) la première école de médecine qui avait gagné une réputation internationale grâce à ces nombreuses célébrités féminines, y compris: Francesca di Romagna . A Trotula de Regiero est attribué le traité De Passionibus portes Mulierum et post-partum, imprimé seulement en 1544, à Strasbourg, édition George Krant. Le Passionibus De marque la naissance de l'obstétrique, de la gynécologie et des sciences médicales. Elle est née à Salerne et a épousé le docteur Giovanni Platearius, avec qui elle eu deux fils. Elle a écrit:

- De Passionibus mulierum ante et post-partum (Sur les maladies des femmes avant et après l'accouchement)

- De par la mulierum (produits cosmétiques pour les femmes)

- Practica secundum Trotam (pratique médicale selon Trotula)

L'originalité de Trotula est la modernité de ses paroles. Elle souligne l'importance de l'hygiène, d’avoir une alimentation équilibrée et de faire de l'exercice. Elle conseille d’éviter le stress et l'anxiété. Elle dispense des conseils sur le meilleur moment pour la conception, les remèdes pour l'infertilité, le contrôle des naissances, comment stimuler (visuellement et auditivement) enfants,… Elle suggère des lotions apaisantes pour la dentition. Outre aux traitement avec les herbes médicinales l'intérêt de Trotula porte aussi sur la beauté du visage, les cheveux et le corps en général. Les travaux de Trotula sont considérés comme des classiques dans le domaine médical jusqu'au XVIe siècle.

Chaque grande ville a une école ouverte aux femmes. Parmi celles qui étudient la médecine et la chirurgie: Ghilietta (Piémont), Jacobina de Bologne, Mercuriade et Johanna de Posen.  Une certaine Ann est décrite commeune sœur travaillant dans Hôpital St Leonard de York, en 1276.

Du XIIIe au XVe siècle il n’y a que quelques universités. La connaissance médicale est empirique. La Médecine est pratiquée par les femmes et les hommes, mais avec l’édit de 1220 de l’Université de Paris les femme perdent le droit de pratiquer la médecine hors de la faculté. Beaucoup de femmes médecins seront excommuniées, torturées et brûlées elles seront décrites et dénoncées comme sorcières. Seules les femmes italiennes pourraient exercer et enseigner la médecine. Seulement au XIXe siècle la femme pourra à nouveau étudier la médecine.

SOURCES-BIBLIOGRAFIA:

  • Michèle Bilimoff, Les remèdes au Moyen Age, Editions ouest France, juin 2011.

  • Metrodora e le donne medico nell’Alto Medioevo. Intervento dal convegno “La donna longobarda tra storia, mito e leggenda”, in “Luglio Longobardo” – Nocera Umbra, 12/07/2015.

  • Il libro di Metrodora: sulle malattie delle donne e il ricettario di cosmetica e terapia, a cura di Giorgio del Guerra, Ceschina, Milano, 1953;

  • Alessio Cittadini, La donna medico a Bisanzio, in “Porphyra”, IX, 18, pp. 30-31;

  • Melanie Lipinska, Histoire des femmes médecins, Parigi, 1900;

  • Erika Maderna, Medichesse. La vocazione femminile alla cura, Aboca, Borgo Sansepolcro (AZ), 2014;

  • Monica H. Green Trotula: un compendio medievale di medicina delle donne traduzione italiana di Valentina Brancone, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2009 

  • Laura Ricci Medioevo al femminile. Trotula, la medica salernitana  - Orvietonews.it. 

  • Régine Pernoud, “La femme au temps des cathédrale”, 1991, ed. Le livre de poche.

La moda femminile dal 13s al 15s 

La mode féminine du 13e au 15e siècle 

 

Italiano:

La storia della moda è strettamente connessa con la storia sociale, politica, religiosa di ogni tempo e luogo: l'abito, per l'uomo e per la donna, è sempre stato, ed è tuttora, oltre ad un indumento per difendersi dagli agenti atmosferici un modo per mascherare la propria nudità agli altri, e soprattutto un messaggio al mondo sul proprio stato sociale e sulla propria identità sessuale. Non si può leggere quindi la storia della moda senza riferirsi alla storia in senso più largo.

Dal XIVs agli inizi del XVs il miglioramento delle condizioni economiche per mezzo degli scambi commerciali, soprattutto con l'Oriente, imprime alla moda nuovi caratteri di eleganza e ricchezza, chiaramente esemplificati dallo sfarzo imposto dalla corte di Borgogna. Nel XIV secolo si assiste ad una rivoluzione sia nella linea che nel modo di considerare l’abbigliamento dal punto di vista sociale: il costume si arricchisce di movimento e scioltezza ed acquista consapevolezza della forma che ricopre, si ravviva nei particolari e nella qualità dei tessuti. Il vestiario difatti è leggiadro ed elegante, però anche complicato e dispendioso. Nasce in questo periodo la figura del “sarto per abiti”.

Nuove leggi suntuarie che limitavano il lusso nella moda maschile e femminile, o obbligavano determinati gruppi sociali ad indossare segni distintivi vengono emanate. Tra le altre cose queste leggi stabilivano, che nessuno al di sotto del rango di baronetto potesse indossare vestiti color cremisi, di velluto o intessuti d’oro, né potesse usare pellicce di martora o di ermellino.

Comunque c’è sempre chi osteggia vanita e lusso come ricorda Thomas Ocliff: "Presto i sarti saranno costretti a confezionare gli abiti all’aperto, poiché lo spazio delle loro case non basterà più a contenerli”.

IL VESTIARIO

Dal XIIIs al XIVs, l’abito base era composto da 3 strati: una camiciola senza maniche, la sottoveste e la Cottardita. La camiciola di Isabella di Francia conservata dai francescani è in lino raddoppiato di cottone. La sottoveste è di lino o di cottone decorato o di lana ed è chiusa da una cinta sulla quale viene appesa l’elemosiniere.  La Cottardita o surcot è la veste vera e propria, di taglio dritto e poco segnata in vita, con la gonna lunga fino a terra e fittamente pieghettata, sulla quale spesso era portata una ricca cinta. Dalle maniche della veste svasate ad imbuto oppure molto corte fuoruscivano le maniche della sottoveste molto strette e chiuse ai polsi.

Per quanto riguarda l’abbigliamento femminile tra il 1340 e il 1420, notiamo che la linea rimane allungata, e spesso gli abiti erano aperti sui fianchi. Il tempo di pace e prosperità del secolo precedente propizio agli scambi commerciali hanno permesso l’arricchimento della borghesia  Il vestito è ormai aggiustato al corpo in modo di mostrarne le curve e le spalle si denudano. Verso la fine del secolo la scollatura era profonda, in quadro o a V, per mettere in risalto la sottoveste o la pettorina. Tagliata vicino al corpo, allacciata nella schiena, le sue maniche sono abbottonate ai polsi. Talvolta possiede due aperture davanti in modo da poter risalire la gonna e poter camminare più agevolmente e le loro maniche sono aperte al gomito. All’inizio del XVs, le vesti hanno il segno della vita sollevato, scoprendo un po’ il seno. Le donne del tempo accentuavano la rotondità del ventre tramite un cuscino. La veste era come un manto e presentava lo strascico; la gonna era ampia e decorata da pieghe. Alcune veste possedevano delle lunghe maniche ritagliate. Le surcot evolve diventando più sottile e lasciando vedere maggiormente la cottardita. Poco a poco viene dotato di un plastron realizzato con due strisce di pelliccia. Un altro vestito é la houppelande tagliata in Damascato, nella seta o nel broccato, raddoppiato di pelliccia e stretta in vita alta da una larga cintura sotto i seni. In origine era una specie di mantello ma poco a poco si è evoluto nel vestito detto a Tassel più fluido e possedendo una scollatura molto marcata. 

Le tuniche erano confezionate in zendàli (seta simile al taffetà), broccati (velluti impreziositi da fili d’argento e oro), e applicazioni di perle e pietre preziose.

I colori erano un elemento molto importante e curato nell'abbigliamento: più un tessuto era luminoso e decorato, più era ritenuto lussuoso e prestigioso. Per questa ragione spesso venivano preferiti i colori caldi e vivaci, lasciando le tinte scure al popolo. Infatti alcuni colori come il verde erano adoperati esclusivamente degli esponenti dei ceti alti, cortigiani e signori. Chi poteva, invece, indossava abiti dai colori decisi: il più prezioso era lo scarlatto, il morello era un colore paonazzo scuro, il lionato (giallo fulvo) era molto ricercato e l'alessandrino (azzurro screziato) andava per la maggiore. Anche i tessuti indossati in realtà rivelavano l'origine sociale di chi li indossava: il panno balveto era adoperato dagli operai, il bianchetto dai frati, il perso (di color nero tendente al rosso) dai cavalieri e il vergato (tessuto rigato) era destinato ai servi, ai messaggeri e ai garzoni. Nel Quattrocento prevale il tessuto lavorato (velluto e seta) con decorazioni floreali, che all'astrattezza delle figurazioni orientali univano la tendenza naturalistica dell'arte occidentale. Il motivo più ricorrente era quello del frutto del melograno, unito al cardo e al fiore di loto.

Ciascun colore ha una sua simbolica:

  • Il blu dal XIIIs è riabilitato e rappresenta la luce divina. E’ il colore della veste della Madonna, del re (Filippo-Augusto, San Luigi). I vassalli imitano i signori, cosi il blu diventa dunque il colore dell’aristocrazia. Esistono diversi tipi di blu fabbricati da una pianta il pastel oppure dal lapis lazuli.

  • La ricetta romana del porpora è andata persa, per ottenere un bel rosso si usano dunque le uova di cocinidi che paralizzano le foglie della quercia. Il rosso ottenuto è luminoso ma la raccolta è laboriosa e costosissima. I nobili si appropriano del colore mentre i contadini utilizzano la garance che da un rosso meno vivo. Dal XIIIs il Papa finora vestito di bianco adotta il rosso cosi come i suoi cardinali. Significa che sono pronti a versare il loro sangue per Cristo.

  • Il dorato assorbe i simboli positivi del giallo (sole, luce, calore, energia…), brilla, scintilla allorché il giallo diventa un colore spento. Nell’iconografia medievale il giallo è l’attributo dei personaggi ambigui poiché simbolo di tradimento e menzogna come Giuda. E’ il colore di quelli che si vuole escludere e condannare. Il colore poteva essere ottenuto facilmente dallo zafferanno.

 

GLI ACCESSORI

Tra il 1200 e il 1340, il copricapo tipico era il cercine o mazzocchio, ossessione di Paolo Uccello, una sorta di rotolo imbottito che nascondeva i capelli e le orecchie, trapunto d’oro e gioielli.

  • In genere, le ragazze e i ragazzi giovani portavano sui capelli sciolti una ghirlanda di fiori.

  • Il velo appannaggio delle donne sposate è abbastanza corto.

  • Le vedove e le religiose portavano la Guimpe un capello di tela leggera con un apertura che si adatta al viso nascondendo collo, gola e mento corredato da un velo ricoprendo i capelli.

  • la corona turrita diffusissima tra i nobili e i borghesi consiste in una fascia circolare su cui si appoggiavano merli con applicazioni di pietre e perle. Dal XIIIs è indossata sulle trecce o sui capelli trattenuti da una résille.

 

All’inizio del XVs le donne lasciano sempre di più vedere i capelli attraverso la résille fissata con una corona o ancora con un rotolo di velluto arricchito di perle e gioielli, oppure acconciandoli con trecce e boccoli. Alcuni capelli stravaganti come l’hennin, un alto cappello conico con un lungo velo svolazzante o come quello cuoriforme e il cappello increspato rigido, che al tempo della moda burgunda assunsero dimensioni enormi. diventano di moda. Non meno famosa era l’acconciatura a corna, chi non ricorda Lady Marian del Robin Hood Disney? Nasce anche a quel epoca la tendenza di arricciare i capelli con il ferro.

Le calzature tipiche del Medioevo erano le scarpe solidali con lunghe punte. Fuori casa si indossava inoltre gli zoccoli con suola di legno. Le calzature erano confezionate in cuoio e in genere con pelle d'agnello, vacca e altri animali ad uso alimentare. I poveri adoperavano zoccoli in legno o generalmente pianelle; le raffinate scarpe a punta in tessuto colorato e suolate all'interno erano esclusiva delle classi sociali elevate.

Guanti e ventagli completavano l’abbigliamento femminile. Come gioielleria e ornamenti si usavano collane tempestate di pietre preziose, fibbie e cinture e anche sonagli d’oro e d’argento, nonché bottoni e fermagli.

Qual'é il vestito o l'accessorio che vi piace di più? Qual'é il vostro colore preferito?

Français:

L’Histoire de la Mode est étroitement liée à l’histoire sociale, politique et religieuse, de tout temps et tout lieu: les vêtements, pour les hommes et les femmes, ont toujours étés, et sont encore, outre à des habits pour se défendre contre les intempéries, une façon de masquer sa propre nudité aux autres, et en surtout un message au monde sur son propre statut social et la propre identité sexuelle. Vous ne pouvez donc pas lire l'histoire de la mode sans étudier l'histoire générale.

Du XIVs au début du XVs, l'amélioration des conditions économiques grâce au commerce avec l'Orient, imprime à la mode de nouvelles caractéristiques de richesse et de style, clairement illustrées par le l’opulence imposée à la cour de Bourgogne. Au XIVs, nous assistons à une révolution de la ligne des vêtements et de la vision sociale de ceux-ci: le costume s’enrichit de mouvement, de fluidité et prend conscience des formes qu’il recouvre, il est plus soigné dans les détails et la qualité des tissus augmente . Le vêtements est gracieux et élégant, mais aussi compliqué et coûteux. Le métier de couturier faisant des «vêtements sur mesure» apparait à cette époque.

De nouvelles lois somptuaires, qui limitaient le luxe dans la mode masculine et féminine et obligeaient certains groupes sociaux à porter des signes distinctifs, sont adoptées. Entre autres, ces lois établissaient, que personne en dessous du rang de baronnet ne pouvait porter des vêtements de velours ou tissé d'or, ou utiliser des fourrures de martre ou d’hermine.

En tous les cas il y a toujours quelqu’un qui montre la vanité et le luxe comme dit Thomas Ocliff: «Bientôt, les couturiers seront forcés de confectionner les vêtements à l’extérieur, puisque l'espace de leurs maisons ne suffira plus à les contenir ».

HABILLEMENT

Du XIIIs au XIVs, la robe de base était composé de trois couches: une chemise sans manches, une cotte et le surcot. La chemise d’Isabelle de France, préservée par les Franciscains, est en lin doublé de coton. La cotte est en lin ou en coton orné ou encore en laine et est fermée par une ceinture sur laquelle est accrochée l’aumônière. Le surcot est le vêtement en lui-même, il présente une coupe droite et pas très marquée à la taille, une longue jupe plissée jusqu’au sol, sur laquelle était portée une riche ceinture; Des manches du surcot évasées ou très courte, sortaient celle de la cotte caractérisée par le fait d’être étroite et serrées au poignet.

En ce qui concerne les vêtements des femmes de 1340 à 1420, nous notons que la ligne reste allongée, et souvent les vêtements étaient ouverts sur les côtés. Le temps de paix et prospérité du siècle précédent propice au commerce et aux échanges a permis l’enrichissement de la classe bourgeoise et au développement du gout au luxe et à la beauté. La robe est désormais ajustée sur le corps pour modeler la silhouette et les épaules se dénudent. Vers la fin du siècle, le décolleté de la cotardie était profond, en carré ou en V pour mettre en évidence la chemise ou le corset. Coupée près du corps, lacée au dos, ses manches son boutonnée au poignet. Parfois elle possède des manches ouvertes aux coudes et deux ouvertures sur le devant afin de pouvoir remonté les pans et de pouvoir marcher plus aisément. Au début du XVs, les robes se font plus souple, avec le signe de la taille élevé galbant et découvrant un peu le sein. Les femmes accentuent a rondeur du ventre grâce à un coussinet. La robe était comme un manteau et possédait une traine; la jupe était large et décorée avec des plis. Certaines robe de dessus possédaient de longue manche évasée ornée de freppes. Le surcot évolue et est de plus en plus échancré afin de laisser voir la cothardie ou la cotte. Le surcot est doté d’un plastron fait de deux bandes de fourrure. Une autre robe de dessus est la houppelande taillé dans du damas, de la soie ou du brocarts, doublé de fourrure et serrée à la taille en dessous des sein par une large ceinture. C’était au départ une sorte de manteau qui petit à petit a évolué pour devenir la robe dite à Tassel qui est plus fluide et a un décolleté plus marqué. Les robes étaient réalisée en Cendal (soie, comme du taffetas), brocarts (velours ornés de fil d'argent et d'or) et ornés de perles et de pierres précieuses.

La couleur est un élément important dans l’habillement. Plus un tissus était lumineux et décoré plus il était prestigieux et luxueux. C’est pour cette raison que les teintes chaudes et vives étaient préférées à celles sombres du peuple. Certaines couleurs comme le vert étaient utilisées exclusivement par les courtisans et les seigneurs. Celui qui pouvait portait des habits aux couleurs vives. Le plus précieux était le rouge écarlate. Le jaune fauve était très recherché et le bleu alexandrin était très prisé. Les tissus révèlent l’origine sociale de celui qui les portent. Le tissus balveto était celui des ouvriers, le blanchet des frères, le noir persien était réservé aux chevaliers et le tissus ligné était destiné aux servants et aux messagers. Au XVs le tissus travaillé comme le velours et la soie avec des décorations florales et des figurations orientales ont la cotte. Les motifs les plus en vogue étaient la grenade, le chardon et la fleur de lotus.

Chaque couleur à une symbolique propre : 

  • le bleu symbole de la lumière divine est réhabilité. La robe de la Vierge estt représentée en bleu, le roi s’habille en bleu (Philippe-Auguste, Saint-Louis) et comme les seigneurs les imitent, le bleu devient alors la couleur aristocratique. Les teinturiers fabriquent des bleus différents, à partir d’une plante, le pastel (ou guède, l’or du pays de Cocagne ») , ou d’une pierre, le lapis lazuli.

  • La recette de la pourpre romaine s’est perdue. On se rabat sur le kermès, ces oeufs de cochenilles qui parasitent les feuilles de chêne. Le rouge obtenu est très lumineux, mais la récolte est laborieuse et la  fabrication très coûteuse. Les seigneurs vont s’approprier cette couleur de luxe, alors que les paysans auront recours à la garance, qui donne une couleur moins éclatante. A partir du XIIIe et du XIVe siècles, le pape, jusqu’à présent vêtu de blanc, adopte la couleur rouge. Il est suivi par les cardinaux. Ils veulent signifier qu’ils sont prêts à verser leur sang pour le Christ.

  • la couleur dorée absorbe les symboles positifs du jaune (soleil, lumière, chaleur énergie…). L’or est la couleur qui brille, éclaire, alors que le jaune devient une couleur éteinte et mate. Dans l’imagerie médiévale, les personnages dévalorisés sont souvent affublés de vêtements jaunes. A cette époque, le jaune devient aussi symbole de trahison, de mensonge. A partir du XIIe siècle, on représente Judas dans une robe jaune. C’est aussi la couleur que l’on plaque sur ceux que l’on veut condamner ou exclure, comme les juifs. Au XIIIe siècle, les conciles se prononcent contre le mariage entre chrétiens et juifs, et demandent à ce que ces derniers portent un signe distinctif : cela deviendra une étoile jaune. Le jaune pouvait être facilement obtenu à partir de végétaux tels que la gaude ou le safran…

ACCESSOIRES

Entre 1200 et 1340, c’est dans la coiffure que la mode féminine s’exprime le plus :

  • Les jeunes filles et les jeunes garçons portaient sur leurs cheveux dénoués une guirlande de fleur.

  • Le voile est porté par les femmes mariées et est assez court.

  • La guimpe souvent portée par les veuves et les religieuses est un chaperon de toile fine dont l’ouverture s’adapte au visage et masque le cou, la gorge, voire le menton. Elle est complétée par un voile qui recouvre la tête.

  • Le touret est une coiffe prisée des nobles et des bourgeoises. Il est composée d’une bande circulaire brodée de pierres et de perles et d’une mentonnière. Dès le XIIIs il est porté sur les cheveux nattés et retenu par une résille

 Le chapeau typique était le labrum ou mazzocchio, obsession de Paolo Uccello, une sorte de rouleau rembourré qui cachait les cheveux et les oreilles, brodé d'or et de bijoux.

Au début du XVs les femmes laissent apparaitre de plus en plus leur chevelure soit à travers la résille fixée au moyen d’une couronne ou encore d’un bourrelet de velours orné de perles et bijoux, soit modelant et tressant les cheveux.  Certaines coiffes extravagante deviennent à la mode comme le Hennin vénitien chapeau conique avec un long voile flottant. Ou encore ce chapeau en forme de cœur et un chapeau ébouriffé, qui à l'époque de la mode bourguignonne avait pris des dimensions énormes. Pas moins célèbres, les coiffes à cornes, qui peut oublier la coiffure de Lady Marian et de Robin Hood Disney? Friser ses cheveux avec un fer à boucle était très en vogue à l’époque.

Les chaussures typiques du Moyen Age étaient des chaussures de soutien avec de longues pointes. En dehors de la maison, on portait des sabots en bois. Les chaussures sont fabriquées en cuir avec de la peau d’agneau, de vache et d'autres animaux à fins alimentaires. Les pauvres utilisaient des sabots en bois; les chaussures en tissu coloré étaient exclusivement réservées aux classes supérieures. 

Des gants et éventails complétaient l’habillement féminin. Comme bijoux et on utilisait des colliers ornés de pierres précieuses, des boucles et des ceintures et des clochettes d’ or et d'argent, mais aussi des boutons et des fermoirs.

Et vous que cachez-vous dans votre garde robe? Quelle est la tenue qui vous plait le plus? Quelles est votre couleur préférée?

SOURCES-BIBLIOGRAFIA:

La Beauté des femmes au Moyen-Age (1) l'hygiène

La Bellezza delle donne nel Medioevo (1) l'igiene

 

Le Moyen Age a toujours la réputation d’une époque sale et qui pue, et bien accrochez-vous car c’est faux ! Le citoyen médiéval tenait soin de sa personne, autant que de son intérieur ! En effet, si l’espace public était un vrai dépotoir, l’espace privé se devait d’être parfaitement entretenu: balayage, cirage, épandage de fleurs et d’herbes sur le sol pour parfumer l’atmosphère. Il en va de même en ce qui concerne l’hygiène corporelle : incroyable de voir à quel point hommes et femmes prenaient soin de leurs cheveux par exemple! Avoir de beaux cheveux était un signe de bonne santé. Quant aux bains, nous sommes très loin de l’image du Roi-Soleil : les ablutions sont quasi-quotidiennes! L’importance du bain et des règles d’hygiène est mainte fois répétée dans de nombreux traités de médecine. Il faut se laver et pas seulement les mains non non non tout le corps avec de l’eau du savon et bien frotter !!!!

LE BAIN

Barthélemy  l’Anglais énonce au XIIIème siècle « quand l’enfant aura assez dormi, on doit le laver trois fois par jour». Dans le Livre des propriétés des choses il explique que le bain est nourrissant « On le baigne et oint pour nourrir la chair nettement ». Quotidiennement les adultes se lavent les parties du corps exposées, les mains et le visage. Le bain est hebdomadaire, ou presque. Il existe dans chaque quartier des villes des étuves, ou bains publics.

 

En 1292, on compte 250 000 habitants à Paris et il y a 27 étuves. Même Dijon, Rouen, Chartres et Strasbourg sont équipés de nombreux bains publics.  Le problème est le prix un peu excessif :  l’équivalent d’un gros pain. Conclusion, les riches vont dans les étuves  alors que les moins fortunés vont préférer l’eau des rivières.  Il existe deux types d’étuves : les sèches (Sauna) une pièce fermée où on envoie de l’air chaud et les étuves humides (Hamam). Les bains publics sont équipés de baignoires d’eau tiède. Enfin, il s’agit de baquets d’eau en bois dont l’intérieur est recouvert d’un linge pour éviter les échardes. On peut y manger, boire un verre, se faire masser, couper les cheveux, la barbe,… Les étuves sont mixtes. Au XIIème siècle la nudité n’était pas un problème mais au fil des décénies cela dégènère et la prostitution se généralise dans les étuves. A la fin du Moyen Age, les gens commence à avoir peur de l’eau. En période d’épidémies et particulièrement de peste les étuves restent déserte.  Selon Houel dans son traité de la peste ( 1573),  « Bains et étuves publiques seront pour lors délaissés, pour ce qu’après les pores et petits soupiraux du cuir, par la chaleur d’icelle, sont ouverts plus aisément, alors l’air pestilent y entre ». Du coup, au XVème siècle, de nombreux lieux ferment leurs portes. On ne se lave plus mais on se parfume et maquille...

LE SAVON

Dans les étuves et bains publics, on parfume l’eau mais on utilise aussi du savon. Du savon à base d’huile, de graisse animale ou végétale. Le savon gallique est composé de cendre et de suif de chèvre. C’est le moins cher. Un peu plus cher, c’est le savon de Marseille à base d’huile d’olive et de plantes. Il existe aussi le savon d’Alep importé en Europe par les vénitiens de Syrie mais qui coute vraiment la peau des fesses !!!!

Pour faire du savon gallique il faut :

  • 5L d’eau de pluie

  • 2kg de centre de bois (du chêne c’est mieux)

  • 1 œuf

  • 500g de suif de bœuf ou de saindoux

  • 1 chaudron sans couvercle

  • 1 étamine (c’est un morceau de tissus)

  • 1 cuillère en bois

  • 1 moule en bois

  • Du feu

 

Première étape – Fabriquer la soude :Etendre le drap à plat, au sol. Déposer  les 5 litres d’eau et les 2kg de cendre dessus. Mélanger, essorer, récupérer le liquide dans un chaudron.. Le liquide obtenu s’appelle le « le lessi ».


Deuxième étape – Concentrer le lessi : Faire chauffer à feu doux le lessi pendant au moins une heure. Laisser refroidir et vérifier si l’œuf flotte S’il ne flotte pas faire chauffer à nouveau.

 

Troisième étape – La saponification : Une fois que l’œuf flotte, ajouter la graisse, une fois qu’elle est complètement fondue laisser chauffer à feu doux une trentaine de minutes. Mélanger de temps en temps.

 

Au bout de 30 minutes, normalement, une mousse blanche se forme à la surface puis se sépare du liquide. Récolter toute la mousse et déposer-la dans le moule. Attendre au moins 24h avant de démouler. Découper le savon obtenu et conserver-le dans un endroit sec. Faire sécher de 3 semaines à six mois.

LE DENTIFRICE

Le brossage de dents est important ! Dès le XIIème siècle, Sainte Hildegarde nous parle de l’importance de prendre soin de la bouche et des dents. Elle donne des remèdes pour lutter contre les aphtes et conseille des bains de bouche à base d’eau claire et de clous de girofle. Le clou de Girofle est connu pour ses propriétés antiseptiques et anesthésiques. Il nettoie et calme la douleur mais étant très cher, il était souvent remplacé par la menthe, la gentiane, le thym ou encore le citron.  Voici une recette de bain de bouche: Dans un litre d’eau, faire bouillir pendant 5min 4 rondelles de citron, 4 pincées de thym, 4 clous de girofle.

Filtrer le tout et mettre le litre d’eau parfumée dans une bouteille, ça se conserve jusqu’à 4 jours au frais.

 

Au XIIème siècle remonte également la pâte à mâcher qui nettoie les dents : une pâte à base de poudre de pierre, de pulpe de datte, et de plantes (menthe, gentiane, thym). La pâte à mastiquer peut se faire aussi avec du sel (qui blanchit les dents), des graines de fenouil (pour une haleine anisée) ou de la myrrhe et des feuilles de prêle (abrasif, comme le citron). Après avoir broyer correctement le tout, enrouler du tissus autour d’un doigt ou  d’un baton de noisetier encore  vert, l’humidifier et le plonger dans la poudre, puis frotter toutes tes dents pendant au moins 3 minutes.

 

Au XIVème siècle, beaucoup possèdait une « fourgeoire », une sorte de trousse de toilettes fournie d’ une escurette (pour les oreilles), une furgette pour les ongles et surtout un fusequoi, c’est à dire, un cure dent ! Enfin, les nobles possédaient également une esguillette, un cordon de soie qui n’est autre que du fil dentaire !

LE SHAMPOIG

 

Des teintures et de la mode des coiffures je parlerai dans un prochain article dédié aux soins de beauté. Mais comment lavait-on ses cheveux au Moyen-Age ?

 

L'entretien régulier des cheveux consistait en une "bonne lessive" à base de savon, qui se faisait de préférence le samedi, jour où "les femmes ont coutume de se laver les cheveux", après le grand ménage hebdomadaire.  Il est possible de les laver à sec avec la poudre d’iris reconnue pour parfumer, mais aussi pour absorber l’excès de sébum.  Pour éliminer les pellicules on utilisait les préparations sont composées de feuilles ou fleurs de genêt, de semence d'ortie, ou de jus de mauve, mélangées à du vinaigre.

 

Les cheveux seront ensuite peignés et recoiffés, tressés ou attachés en chignon en-dessous de la coiffe.

La brosse à cheveux n’existe pas, en revanche, le peigne oui. Il est souvent en bois, parfois en corne ou en os et ses dents sont plus ou moins espacées.

Italiano: 

 

Molto spesso noi pensiamo al Medioevo come ad un periodo storico in cui la gente non si lavava mai, ci sbagliamo di grosso!!! Il cittadino medievale prendeva cura di se stesso come dell’interno della sua casa! Infatti, se lo spazio pubblico era una vera e propria discarica, lo spazio privato doveva essere perfettamente pulito: spazzolato, ben lucidato, con fiori ed erbe sparse sul pavimento per profumare l'ambiente. Lo stesso vale per quanto riguarda l'igiene personale: sorprendente vedere come gli uomini e le donne si prendevano cura dei loro capelli, per esempio! Avere bei capelli era un segno di buona salute. Per quanto riguarda il bagno, siamo molto lontani dall'immagine del Re Sole: le abluzioni erano quotidiane! L'importanza di fare il bagno e dell'igiene è ripetuto molte volte nei trattati di medicina. È necessario lavarsi e non solo le mani ma tutto il corpo con acqua e sapone sfregando per bene !!!!

IL BAGNO

Bartolomeo l'inglese affermava nel XIII secolo "quando il bambino ha dormito abbastanza, è necessario lavarlo tre volte al giorno." Nel Libro “Proprietà delle cose” spiega che il bagno è nutriente "Ci si lava e unge la carne per nutrirla" Giornalmente gli adulti si lavavano le parti del corpo esposte: le mani e il viso. Il bagno è settimanale. Ogni  quartiere in città è fornito di bagni pubblici.

 

Nella sola Parigi, nel 1292, ne sono state censiti 27 per 250.000 abitanti. Anche Digione, Rouen, Chartres e Strasburgo sono dotate di numerosi bagni pubblici. Il problema è il prezzo un po 'eccessivo: l'equivalente di un grosso pane. Infatti, i ricchi vanno ai bagni, mentre i meno fortunati si lavano nelle acque del fiume. Ci sono due tipi di bagni: quelli a secco (sauna) una stanza chiusa dove viene immessa aria calda e quelli umidi (Hamam). I bagni pubblici sono dotati di vasche di acqua tiepida. In realtà sono catini di legno imbottiti di tessuto per evitare le schegge. Si può mangiare, bere, farsi un massaggio, tagliarsi di capelli,  ... I bagni erano misti. Nel XII secolo la nudità non era un problema, ma nel corso dei decenni la situazione degenera e la prostituzione si diffonde nei bagni. Alla fine del Medio Evo, la gente ha cominciato ad avere paura dell'acqua. In tempi di epidemie e particolarmente di peste, i bagno rimangono deserti. Secondo Houel nel suo trattato della peste (1573), "bagni pubblici sono abbandonati, perché i pori sono dei piccoli ventilatori di pelle, il calore le apre più facilmente, mentre l'aria pestifera entra. " Così, nel XV secolo, molti luoghi chiudono, non ci si lava, ma  ci si profuma e ci si trucca molto ,…

IL SAPONE

Nei  bagni pubblici, l'acqua è profumata, ma si usa anche il sapone fatto a base di olio e grasso, animale o vegetale. Il sapone gallico è fatto di cenere e sego di capra. E 'il più economico. Un po 'più costoso, è il sapone a base di olio di oliva e piante. Esiste anche il costoso sapone di Aleppo proveniente dalla Siria e  importato in Europa dai veneziani .

Per fare del sapone gallico bisogna avere:

-5 L di acqua piovana

- 2 kg di cenere di legno (quercia è meglio)

- 1 uovo

- 500g di sego di bue o strutto

- 1 calderone senza copertura

- 1 stamina (è un pezzo di tessuto)

- 1 cucchiaio di legno

- 1 stampo di legno

- Del Fuoco

Fase uno - Estendere il panno sul terreno. Metterci sopra  i 5 litri di acqua e 2kg cenere. Mescolare per bene,  strizzare e recuperare il liquido in una pentola .. Il liquido ottenuto è chiamato "la liscivia."

 

Fase due - Scaldare a fuoco basso la liscivia per almeno un'ora. Raffreddare e verificare se l'uovo galleggia Se non galleggia riscaldare di nuovo.

 

Fase tre - La saponificazione: Una volta che l’uova galleggia, aggiungere il grasso, e una volta che si è completamente sciolto farlo scaldare a fuoco basso per circa trenta minuti. Mescolare di tanto in tanto.

 

Dopo 30 minuti, normalmente si forma una schiuma bianca sulla superficie e poi si separa dal liquido. Raccogliere tutta la schiuma e metterla nello stampo. Attendere almeno 24 ore prima di toglierlo. Tagliare il sapone risultante e conservarlo in un luogo asciutto. Faire essiccare da 3 settimane a 6 mesi.

IL DENTIFRICIO

Lavare i denti è importante! A partire dal XII secolo, santa Ildegarda parla dell'importanza di prendersi cura della bocca e dei denti. Fornisce i rimedi per combattere contro le ulcere della bocca e consiglia collutori a base d'acqua e chiodi di garofano. Il chiodo di garofano è noto per le sue proprietà antisettiche e anestetiche. Deterge e lenisce il dolore, ma è molto costoso, era spesso sostituito da menta, genziana, il timo o limone. Ecco una ricetta di collutorio: in un litro d'acqua far bollire per 5 minuti 4 fette di limone, 4 pizzichi di timo e 4 chiodi di garofano. Filtrare tutto e mettere un litro di acqua profumata in una bottiglia.

 

Al XII secolo risale anche la gomma da masticare che pulisce i denti: una pasta a base di polvere di pietra, polpa di data, e piante (menta, genziana, timo). La pasta può essere fatta anche con il sale (che sbianca i denti), semi di finocchio (anice per un buon alito) o mirra e foglie di equiseto (abrasiva, come il limone). Dopo aver correttamente macinare tutto, avvolgere il tessuto intorno a un dito o un bastone di nocciolo ancora verde, inumidirlo e intingerlo nella polvere, poi strofinare tutti i denti per almeno 3 minuti.

 

Nel XIV secolo, molti di possedevano una sorta di kit composto da un cotonfiocco per la pulizia delle orecchie, un tagliaunghir e soprattutto di stuzzicadenti! Infine, i nobili possedevano anche un cordone di seta che corrisponde al nostro filo interdentale!

Tinture e acconciature parlerò in un prossimo articolo dedicato ai trattamenti di bellezza. Ma come si lavavano capelli nel Medioevo?

 

I SHAMPOO

La manutenzione regolare dei capelli consisteva in un "buon lavaggio"  con sapone, avveniva di preferenza il Sabato, quando "le donne sono soliti lavare i capelli," dopo la grande pulizia settimanale. È possibile lavarle a secco con polvere di iris noto per profumare. Per eliminare la forfora si usava preparati composti di foglie o fiori di ginestra, semi di ortica, e succo di viola mescolato con aceto.

 

I capelli erano poi pettinati e acconciati, intrecciati o legati.

La spazzola per capelli non esisteva, tuttavia il pettine si. E’ spesso fatto di legno, a volte di corno o di ossa con i denti più o meno distanziati.

La Beauté des femmes au Moyen-Age (2) Secrets de beauté

La Bellezza delle donne nel Medioevo (2) Segreti di bellezza

Eh oui les soins de beauté : crème pour les main, maquillage, teinture pour cheveux, dépilation,… existaient déjà au Moyen-Age ! On retrouve des références à la cosmétique dans la littérature médicale médiévale sous forme de recettes. Parmis les premiers ouvrages :

  • le "Catholica magistri Salerni", un traité datant du milieu du XIIs, et dont le premier livre commence avec un chapitre consacré aux cheveux ; comment les faire pousser, comment les rendre blonds ou dorés, et comment les préparer à recevoir une teinture.

  • le "De ornatu mulierum" ("L'ornement des Dames"), qui propose des recettes pour soigner les cheveux et améliorer son teint, pour prévenir les rides et guérir les dartres, blanchir les dents, s'épiler, etc.

  • le "Régime du corps", d'Aldebrandin de Sienne.

  • la "Chirurgie" de Henri de Mondeville donne des recettes de fards, de dépilatoires, d'onguents, de teintures capillaires, de pommades, de savons et de drogues, destinées à s'embellir et se rajeunir.

  • Compendium Medicinae  de Gilbertus Anglicus (1240),  parle de comment réduire et cacher les taches de rousseurs, les rides, les verrues, les grains de beauté. Il donne aussi des solutions contre la mauvaise haleine et l’odeur corporelle.

 

Eh si, le cure di bellezza: creme per le mani, trucchi, tintura per capelli, depilazione,… esistevano già nel Medioevo. Nei trattati di medicina si trovano alcune ricette interessanti. Tra i primi libri:

  • il "Catholica magistri Salerni", un saggio della metà del XIIs comincia con un capitolo dedicato ai capelli : come farli crescere, come renderli biondi e dorati, e come preparali a essere tinti. 

  • il "De ornatu mulierum", che propone delle ricette per curare i capello e migliorare la tinta della pelle, per prevenire le rughe e imbiancare i denti, depilarsi,….

  • il "Régime du corps", d'Aldebrandin de Sienne.

  • la "Chirurgie" di Henri de Mondeville da delle ricette di fards, creme depilatorie, unguenti, tinture, pomate, sapone e droghe destinate a ringiovanire ed essere più bella.

  • Il Compendium Medicinae  de Gilbertus Anglicus (1240),  parla di come lottare contro le lentiggini, i nei, le rughe, le verruche ed gli altri inestetismi della pelle. Elenca diverse soluzioni per combattere l’alitosi e gli odori corporei.

La beauté de la femme au Moyen Age est décrite avant tout par les poètes. les canons de la beauté féminine restent les mêmes du XIIeme au XVeme siècle. La femme idéale aux temps féodaux est dépeinte dans la littérature sous les traits de l'Iseult de Tristan, de la reine Guenièvre, de l'Eve d'Autun, ou encore de la belle Hélène. La beauté idéale est celle de la jeunesse, celle de la pucelle. Le corps de la jeune fille symbolise la pureté et la blancheur de l'innocence.

 

Le visage est le siège de la beauté, il est  découvert, à la vue de tous. Le beau teint est clair et blond, alors que les femmes vivent majoritairement en plein air et ont donc le plus souvent un teint hâlé. "La beauté parfaite du teint dépend principalement de trois points, à savoir de la vive couleur qui doit être blanche, vermeille, semblable à la couleur de rose incarnate. Secondement, de l'étendue égale, bien vive et polie de toutes parts. Tiercement, de la pureté, netteté, ténuité et transparence du cuir de la face." (Louis Guyon, 1664). Les cheveux aussi retiennent l'attention, longs, blonds et fauves comme de l'or, ondulés ou frisés. La blancheur de la peau et la blondeur des cheveux ondulés s'allient à la pâleur du teint, rehaussée par le rose des joues et le vermeil des lèvres. L'éclat des yeux est comparé à celui des étoiles ou des diamants. Les dents blanches et éclatantes ressemblent à de l'ivoire. Les sourcils fins et bruns embellissent un front large et dégagé. Le corps est svelte, élancé, la taille bien prise aux hanches étroites et au ventre saillant, les seins hauts placés, les chevilles fines. 

La bellezza della donna nel Medioevo è descritta prima di tutto dai poeti. I cannoni della bellezza femminile rimangano invariate dal XIIs al XVs. La donna ideale è dipinta sotto i tratti di Isotta, della regina Ginevra,… La bellezza ideale è quella della gioventù. Il corpo bianco della giovane donna simboleggia la purità e l’innocenza.

Il viso é la sede della bellezza, é scoperto alla vista di tutti. La pelle deve essere chiara poiché se è abbronzata riflette la condizione povera delle donne che lavorano nei campi. “La bellezza perfetta della pelle dipende da tre punti; cioè il colore che deve essere bianco e rosa, simile alle rose. La carnagione deve essere uniforma. Il viso deve essere pullito, trasparente.” (Louis Guyon, 1664). I capelli ritengono l’attenzione, lunghi, biondi o rossi, ondulati o ricci. La bianchezza della pelle e il biondo dei capelli ondulati si uniscono alla pelle pallida rialzata dal rosa delle guance e il rosso delle labbra.  Gli ochi sono come diamanti, i denti bianchi come l’avorio, le sopracciglia sottili e marroni disegnano una fronte larga e scoperta. Il corpo, svelto, slanciato, la taglia alta con anche strette e ventre saliente, i seni alti e le caviglie fine…

La Vieille du "Roman de la Rose", dans la partie écrite par Jean de Meun à la fin du XIIIeme siècle, donne des conseils aux femmes pour séduire les hommes. Ces conseils traitent aussi bien des différentes parties du corps que de la manière de se vêtir. La femme recourra aux faux cheveux, aux teintures, fards et onguents, afin de mettre en valeur les avantages qu'elle possède ou au contraire cacher ses imperfections. Ainsi, elle va se décolleter si elle est pourvue d'une gorge appétissante, porter une robe légère si ses épaules sont un peu lourdes, porter des gants ou soigner ses mains si celles-ci ne paraissent pas belles et nettes. Une pièce de toile serrée soutiendra une poitrine un peu tombante. La chaussure cachera un pied laid, une chausse fine une grosse jambe. Si elle a une mauvaise haleine, elle devra se détourner du nez des gens et ne pas parler à jeun. Elle rira la bouche fermée, surtout si ses dents sont mal rangées. Il existe même un art de pleurer!

 

La vecchia del « Roman de la Rose » scritto da Jean de Meun alla fine del XIIs, da dei consigli alle donne su come sedurre gli uomini. Questi consigli descrivono sia il modo di vestire che il modo di prendersi cura delle diverse parti del corpo. La donna ricorrerà alle extention, alle tinture, ai fard e unguenti in modo da mettere in risalto i vantaggi che possiede ne di nascondere le sue imperfezioni. Si denuderà se ha una bella gola, porterà un vestito leggero se ha le spalle pesanti, porterà guanti se le sue mani non sono belle e pullite,. Una pezzo di tela stretta sosterà un seno un po troppo cadente. La scarpa nasconderà un brutto piede, una scarpa sottile ke gambe troppo massicce. Se ha un cattivo alito non parlerà e digiuno e si girerà. Riderà a bocca chiusa se i suoi denti sono mal allineati. Esiste pure un arte per piangere!!!!

LE TEINT/ LA CARNAGIONE :

 

Louis Guyon, en 1664, conseille que "pour entretenir la beauté de la face, il faut deux fois la semaine oindre la face d'huile de myrrhe, ou se laver la face quand on va se coucher d'eau de fleurs de Tillot".

Et plus loin : "Ceux qui ont un beau teint n'ont besoin d'aucun remède. Mais ils le doivent seulement conserver un bon régime et se contregarder des choses externes qui y peuvent nuire, comme la chaleur d'un grand feu, la trop grande chaleur du soleil, un grand froid, la fumée, poussière, tristesses, fâcheries, pas trop jeûner, veiller, dormir ou se colérer : car par ces choses, et autres occasions, le beau teint tournera en une grande laideur."

 

Louis Guyon, nel 1664, consiglia per « mantenere la bellezza del viso, bisogna ungerlo di olio di Mirra, e lavarselo con acqua di fiori di Tillot » continua, « quelli che hanno una bella carnagione non hanno bisogno di rimedi, devono conservare una buona dieta, evitando il calore del fuoco e del sole, il freddo della neve, il fumo, la polvere, i pensieri e la colera, non digiunare troppo, dormire o arrabbiarsi poiché se no il colore della pelle potrebbe imbruttirsi.

 

Les femmes ont recours à des fards pour obtenir un teint clair et immaculé. Aldebrandin conseille de passer le soir une préparation à base de farine, puis au matin d'"estuver" le visage, puis de lui appliquer une poudre colorante blanche :  farine, le marbre blanc, le corail blanc, le cristal blanc, et même la céruse à base de plomb. On peut aussi trouver des recettes à base de noyaux de pêche séchés et réduits en poudre, ou de savon délayé avec de la mie de pain, qu'on applique sur le visage lavé. Si la peau est rugueuse, le fard blanc de froment est préconisé : du froment est mis à macérer dans de l'eau bien propre pendant "quinse jurs" puis broyé et passé à travers une étamine. Le tout est appliqué sur le visage lavé au préalable à l'eau de rose. Avec l'âge, le visage devient "mult discoloré" et se farder devient une nécessité. Dans "L'ornement des dames" une recette est proposée, à base de froment, de blanc d'oeuf et de graisse.

 

Le donne ricorrono a polveri per ottenere una carnagione bianca. Aldebrandin consiglia di applicare sul viso una soluzione a base di farina la sera, di pulirlo bene al mattino e di applicarci una polvere bianca a base di marmo bianco, corallo bianco, cristalli bianchi, … Si trovano ricette anche a base di mollica di pane, nocciolo di pesca,… Se la pelle è ruvida, si consiglia il fard di frumento: il frumento è messo a mollo in acqua pulita per 15 giorni poi ridotto in polvere e applicato sul viso mescolato all’acqua di rosa. Con gli anni, il viso diventa multicolorato e truccarsi diventa una necessità. Nell’”Ornement des Dames” è proposta una ricetta con frumento, bianco d’uovo e grasso.

 

LES TACHES DE ROUSSEUR/ LE LENTIGGINI :

 

Elles sont considérées comme des imperfections, et on utilise divers ingrédients pour les faire disparaître.

Ainsi les oeufs de poule, qui amollis dans le vinaigre, sont ensuite mélangés à de la farine de moutarde sauvage.Ou encore la même farine associée à de la poudre de gingembre et de l'encens blanc.

 

Sono considerati come delle imperfezioni e si usano diversi ingredienti per farli sparire creando delle pomate come quella a base di uova in aceto mescolata alla farina di senape o ancora la stessa farina legata a zenzero e incenso bianco.

 

LES BOUTONS/I BRUFFOLI :

 

Contre les boutons on utilise l'alun et l'absinthe, ainsi que le vif-argent. Per lottare contro i bruffoli si usa l’assenzio e l’argento vivo.

 

LES RIDES/ LE RUGHE :

 

Selon Roger Bacon, au XIIIeme siècle, les rides peuvent apparaître précocément suite à une exposition à un froid très rigoureux, ou à une chaleur intense. Pour combattre les rides, de la violette et de la mauve sont mises à bouillir dans du vin. Il faut alors placer le visage au-dessus de la vapeur qui s'en dégage.

 

Roger Bacon nel XIIIs dice che e rughe possono apparire in modo precoce se ci si espone ad un grande freddo o un calore intenso. Per combatterle si deve fare dei fumogeni di decotto di violetta, malva e vino.

LES DENTS/I DENTI :

 

La blancheur des dents est primordiale pour séduire. Les recettes sont destinées à préserver les gencives et leur couleur, blanchir les dents et avoir une bonne haleine. Aldebrandin conseille d'éviter de manger successivement des aliments très froid puis très chauds. Il préconise surtout de se garder "de vomir souvent", ce qui abîme les dents. Hildegarde de Bingen quant à elle conseille d'utiliser au matin de l'eau pure gardée en bouche une heure durant, afin d'amollir le dépôt autour des dents, ce qui les rendrait plus solides. Les ingrédients utilisés pour blanchir les dents sont de couleur blanche : marbre blanc, "coral blanc", os de sèche, sont réduits en poudre pour constituer des pâtes abrasives dont on frictionnera les dents. Ensuite ces dernières seront lavées au vin, et les gencives "frotés d'un drapiel d'escarlate". Dans "L'ornement des Dames", une recette consiste en un mélange de farine d'orge, de poudre d'alun et de sel, amalgamés avec du miel fondu.

 

E’ primordiale avere i denti bianchi per sedure. Tante ricette sono dedicate a preservare le gengive e il loro colore, a sbiancare i denti e ad avere un buon alito. Aldebrandin consiglia di evitare di mangiare alimenti freddi poi caldi, Non bisogna vomitare perché rovina i denti. Hildegarde de Bingen preconizza di tenere dell’acqua pura in bocca per un ora in maniera di ammorbidire il deposito attorno ai denti affinché siano più solidi. Per sbiancare i denti si utilizzano marmo bianco, corallo bianco, ossa di seppie che si trita in polvere per creare un impasto abrasivo che si spazzolerà sui denti. In seguito i denti saranno lavato con vino e le gengive con farina, sale e miele.

 

LES MAINS/ LE MANI :

 

Comme tout ce qui découvert et à la vue de tous, les mains doivent être blanches, et elles seront l'objet de soins attentifs. Pour les adoucir, on utilise l'huile d'amande douce ou le miel.

 

Per rendere morbide e bianche le mani si utilizza l’olio di mandorla o il miele.

LES CHEVEUX/I CAPELLI :

 

Les cheveux seront de préférence longs et blonds. Ils incarnent la beauté féminine et sont décrits dans la littérature comme des rayons de soleil tant ils resplendissent. Ainsi, beaucoup de femmes cherchaient à teindre leurs cheveux ou à les décolorer, même si un grand nombre de teintures se révélaient dangereuses.

 

I capelli devono essere biondi e lunghi come raggi di sole spendenti. Tante donne cercavano di tingere o scolorare i capelli anche se era pericoloso.

Les colorations

Pour teindre les cheveux en blond, Aldebrandin préconise de "faire cuire en lessive" de la paille d'avoine ou des fleurs de genêt, et "vo teste laver".  Filippo Degli Agazzari conseille d'exposer les cheveux au soleil de nombreuses heures.

Pour avoir des cheveux châtains, on a besoin de noix de galle torréfiées et de feuilles de noyer que l’on fait bouillir. Et puis tu te laves les cheveux avec ça.

La couleur rousse pourra être obtenue avec le safran et l'alcaune.

Si tu veux avoir des cheveux vraiment noirs, il faut de la rouille de fer, des noix de galle, de l’alun et faire bouillir le tout dans du vinaigre et te laver les cheveux avec. Autre petite recette sympathique, ma préférée. Il faut fabriquer une petite mixture avec un petit lézard auquel tu as enlevé la tête et la queue et que tu as fait revenir dans l’huile. Tu prends des pommes de chêne et tu les fais frire. Ensuite tu mélanges le tout avec du vinaigre et tu laisses reposer quelques heures sur ta crinière.

 

Le colorazioni

Per tingere i capelli di biondo Aldebrandin preconizza di fare cuocere della paglia d’avena e dei fiori di genêt poi di lavarseli. Filippo Degli Agazzari é un genio e consiglia di espore i capelli numerosi ore al sole !!!!

Per avere i capelli castagni, si lavano con un preparato fatto con due noci e foglie di Nocciolo bolliti.

Per diventare rossa si userà lo zafferano e l’héné.

Per avere i capelli belli neri, bisogna impiegare della rugine di ferro, delle noci e fare bollire tutto nell’aceto. Un'altra ricetta simpatica consiste nel preparare una mistura con una piccola lucertola senza capo ne coda spadellata in olio. Si fanno friggere delle pigne poi si mescola il tutto con aceto e si fa riposare qualche ora sui capelli.

 

Dans le but de les épaissir, Aldebrandin conseille l'orpiment réduit en poudre et mélangé à de l'huile d'olive, tandis que "L'ornement des Dames" propose plutôt l'huile de laurier.

Per rendere il capello più spesso, Aldebrandin consiglia di usare un unguento di olio d’oliva e peperoncino. Nell’"L'ornement des Dames" il peperoncino é rimpiazzato con l’alloro.

 

Pour favoriser la croissance des cheveux.

Il te faut faire chauffer du pain d’orge, du sel, et de la graisse d’ours. mélange d’écorce d’orme, d’aigremoine, de racines de saule, et d’huile de graines de lin. Il faut cuire tout ça dans du lait de chèvre, laver et puis tu enduis et tu rinces.

 

Per favorire la crescita dei capelli bisogna riscaldare del pane d’orzo, del sale e del grasso di orso. Mescolare poi della corteccia di Olmo, delle radici di salice e dell’olio di lino. Fare cuocere il tutto nel late di capra. Lavare risciacquare e ecco finito J

LE REGARD/lo sguardo :

 

Les sourcils sont idéalement bruns et ne doivent pas être trop grands. Si l'espace entre les sourcils n'est pas suffisant, il est conseillé de les "ostez". Pour protéger les cils et éviter leur chute, on pile de la gomme de ciste avec un pilon chaud et de l'huile. Et si les paupières sont gonflées et rouges, il convient de faire une préparation à appliquer au coucher sur la taie d'oreiller réalisé avec du jus de verveine ou de fenouil mélangé à un jaune d'oeuf. Pour décolorer les cernes sous les yeux, on procède à une friction à l'eau chaude et un fard colorant à base de froment.

 

Le sopracciglia devono essere marroni e non troppo grandi. Se lo spazio tra di loro non è sufficiente occorre depilarli.  Per proteggere le ciglia ed evitare la loro caduta, si prepara una gomma di olio e calcio. Se le palpebre sono rosse e gonfie, bisogna preparare un unguento con succo di finocchio o vervena e torlo d’uovo da applicare su copricuscino. Per fare sparire le occhiaie si ricorre alla frizione con acqua calda e un fard a base di frumento.

LES CHEVEUX/I CAPELLI :

 

Les cheveux seront de préférence longs et blonds. Ils incarnent la beauté féminine et sont décrits dans la littérature comme des rayons de soleil tant ils resplendissent. Ainsi, beaucoup de femmes cherchaient à teindre leurs cheveux ou à les décolorer, même si un grand nombre de teintures se révélaient dangereuses.

 

I capelli devono essere biondi e lunghi come raggi di sole spendenti. Tante donne cercavano di tingere o scolorare i capelli anche se era pericoloso.

 

La décoloration

Ah la décoloration, alors pour un blond des plus parfaits, tu peux utiliser ton pipi. Ou celui de n’importe qui. Tu laisses reposer un bon litre d’urine quelques jours, et hop, tu as de l’ammoniac ! On utilise cette méthode en Italie et tout particulièrement à Venise. C’est d’ailleurs de cette technique que vient le nom du « blond vénitien ». Une autre recette, du XIIIème siècle tirée de l’Ornatus Mulierum : dit qu’il faut faire bouillir la coque d’une noix avec de l’écorce de noyer, la mélanger dans l’eau de l’alun et des pommes de chêne. Après s’etre laver les cheveux comme d’habitude,  et les avoir essoré il faut les enduire de mixture. souspoudrer le tout de safran, sang-dragon ou henné. Les laisser reposer 48h, puis les rincer à l’eau chaude

 

Bene per ottenere il famoso biondo veneziano si usa la propria…pipi… o quella di qualcun’altro. Si fa riposare l’urina per qualche giorno in modo da ottenere l’ammoniaca.  Un'altra ricetta tratta dell’Ornatus Mulierum del XIIIs dice che bisogna portare ad ebullizione la conca della noce con la corteccia dell’albero, mescolarla nell’acqua. Lavarsi come al solito i capelli, strizzarli e poi ricoprirli con il preparato.  Dare poi una spolverata di zafferano, o henné. Lasciare riposare 48 ore poi risciacquare con acqua calda.

 

Le Streghe nel Medioevo / Les Sorcière au Moyen-Age. 

 

Nell’immaginario collettivo le streghe sono donne brutte, vestite di stracci, capaci di volare su manici di scope e che lanciano incantesimi malvaggi.... Ma in realtà chi erano le streghe?

Dans l’imaginaire collectif, les sorcières sont de vieilles et laides femmes, vêtue de haillons, capable de voler sur un balais et qui lancent des sorts maléfiques. Mais en réalité qui sont les sorcières ?

Da dove viene il nome strega?/D’où vient le nom de sorcière?

Il nome proviene dal greco antico e dal latino strix, che significa strige, un uccello notturno presente in antiche favole che emette suoni acuti e sibilanti, e che secondo i racconti, succhiava il sangue dei bambini nella culla. È citato da vari autori latini, come Ovidio, Plauto e Plinio il Vecchio. 

In francese, la prima menzione del termine sorcière apparre nel Xis nel Roman d'Éneas (1060). Prima dell’anno 1000, sotto i Carolingi, queste donne che manipolano le erbe e che sono sospetate di gettare malefici sono definite herbariae, sortiariae, Ammaliantrice, di Strige o maghe.

Le mot italien Strega vient du grec strix qui veut dire Stryges, un oiseau nocturne, présent dans les légendes antiques qui émet des cris aigu et qui selon les récits sussait le sang des enfant dans leur berceau (Ovide, Plauto, Pline le Vieux le mentionne dans leurs œuvres).

En français sa première mention apparaît au milieu du XIe siècle, dans le Roman d'Éneas (1060). Avant l'an 1000, sous les Carolingiens, on qualifie ces femmes, qui manipulent des herbes et que l'on soupçonne d'ensorceler, d'herbariae,  de sortiariae, de fascinatrices, d'enchanteresses, de stryges ou de femmes maléfiques.

 

Chi eranno le streghe / Qui étaient les sorcières?

Eranno donne che in qualche modo mettevano in pericolo il potere della chiesa o ancora dei nobili della città. Le streghe eranno prevalmente donne, vecchie poiché l’arte malefica va imparata e perfezionata. Spesso erano vedove o celibe e dunque non avevano un uomo che le tenesse lontane dalle tentazioni del Diavolo. Avevano delle imperfezioni fisiche: nei, ochhio ballerino, macchie sul viso, ... In genere provenivano da classe sociali modeste. Avevano avuto dei problemi con i vicini o la loro famiglie. La gelosia, l’odio, l’invidia, la cattiveria sono cause di tante condanne. Erano allevatrici e guaritrici, vedove che assistevano i malati e dunque che avevano un ruolo importante nella società per il loro impegno nelle attività di nascità (parto) e morte. Avevano una conoscenza delle piante medicinali che potevano guarire ma anche uccidere. Si chiedeva un loro consulto anche per praticare aborti o chiedere consigli sui metodi contraccettivi pratiche che erano assolutamente vietate dalla chiesa. Curavano con massaggi e con pozioni medicamentose fatte con misture ed infusioni di erbe. La maggior parte della gente non poteva permettersi di chiamare un medico e quindi ricorreva a queste donne guaritrici. All’inizio erano considerate come medico ma dal XIIIs saranno accusate di eresia e di stregoneria. Allora furono cacciate dai villaggi e si rifugiarono nelle foreste. Nonostante tutto tanti continuavano a chiedere i loro servizi. Se riuscivano a guarire erano santificate se fallivano erano considerate spiriti malvagi.

 

Les sorcières étaient des femmes qui en quelque sorte mettaient en danger le pouvoir de l’église ou des nobles de la ville. Elles sont généralement vieilles car il faut du temps pour apprendre et perfectionner l’art de la magie. Souvent elles sont veuves ou encore célibataires. Bref aucun homme n’est présent pour les retenir des tentations de s’offrir au Diable. Elles avaient une particularité physique: grains de beauté, pied bot, œil louche ou tirant sur le rouge, tache sur le visage, doigt surnuméraire etc. Elles étaient issues des classes inférieures de la société. Elles étaient en conflits avec leurs familles ou leurs voisinages. La jalousie, la rivalité, la haine, l’envie, la méchanceté des personnes ont certainement étés la cause de beaucoup de condamnation. Elles étaient sages-femmes, guérisseuses, veuves qui assistaient les malades et avaient donc un rôle important durant le début et la fin de la vie. Elles avaient la connaissance des plantes médicinales qui pouvaient guérir mais aussi tuer. On leur demandait conseil pour avorter et des potions anti-contraceptives, pratiques qui étaient sévèrement interdites par l’église. Au début de cette époque, elles exerçaient le métier de sages-femmes. Grâce à leurs savoirs et leurs connaissances en botanique, elles étaient alors reconnues comme médecins. Elles soignaient grâce à des massages et des potions faite avec des herbes. Mais vers 1231, avec l’Inquisition, l’Eglise les considéra hérétiques et maléfiques.  Alors elles furent pourchassées et mal aimées par les villageois et se réfugièrent dans des forêts pour y vivre pauvrement et bannies par le peuple. Malgré tout, la plupart des villageois faisait appel à leurs services. Si elles réussissaient à guérir elles étaient sanctifiées au contraire si elles n’y arrivaient pas elles étaient considérées comme esprits maléfiques.

Perché é iniziata la caccia alle streghe? / Pourquoi la chasse aux sorcières a eut lieu?

Diversi sono i fattori che hanno portato alla strage di migliaglia di donne:

  1. La crisi religiosa: in seguito ai numerosi viaggi verso l’America e alle scoperte collegate, i scienziati sono turbati a riguardo delle affermazioni delle Chiesa sul mondo , per esempio sul geocentrismo e mettono in dubbio il suo insegnamento. Lo sviluppo del Luteranismo e del Calvinismo minaccia l’unità e l’autorità della chiesa.

  2. La paura: tra glaciazione, carestie, epidemie di peste, guerre la gente cerca conforto nella superstizione e nelle antiche religioni.

  3. Nel corso del’600 la questione demografica divenne una preoccupazione primaria per gli stati che avevano patito in quegli anni una drastica riduzione della forza lavoro come drammatica conseguenza di guerre, carestie, pestilenze ed elevata mortalità infantile. E’ tutt’altro che azzardato ipotizzare che la caccia alle streghe sia stata sfruttata e promossa da  una classe politica seriamente preoccupata di rilanciare la crescita demografica per far fronte al bisogno crescente di nuova forza lavoro, criminalizzando contemporaneamente qualsiasi forma di controllo delle nascite e qualsiasi pratica sessuale che non fosse finalizzata esclusivamente alla riproduzione: prostituzione, adulterio, omosessualità, contraccezione divennero presto reati punibili con la morte. In queste pratiche rientravano anche quelle delle guaritrici e alevatrici. Persino l’amicizia tra donne divenne sospetta, in quanto ‘ pericolosa’ per la stabilità dell’unione tra marito e moglie.

 

Plusieurs facteurs ont menés à la mort de milliers de femme:

  1. La crise religieuse : suite aux nombreux voyages transocéaniques et aux découvertes qui s’ensuivent, les savants sont troublés par rapport à ce que l’Eglise affirme du monde, par exemple sur le géocentrisme, et remettent en question son enseignement. L’essor du Luthéranisme et du Calvinisme ébranle les dogmes, l’unité et l’autorité ecclésiastiques

  2. La peur: suite à la petite glaciation et aux guerres dont celle de Trente Ans, qui furent accompagnées de famines et d'épidémies de peste, la population terrorisée, va chercher le réconfort dont elle a besoin dans la superstition et les anciennes croyances.

  3. La crise démographique : les guerres, les épidémies et les famines ont réduit de moitié la population et donc une grave crise démographique. Il faut répondre à une demande de main d’œuvre importante que les pratiques des sages femmes dans leur role de contrôle des naissances menacent. Les pratiques qui ne sont pas finalisées à la reproduction sont donc vue comme maléfiques  (la prostitution, l’adultères , l’homosexualité, la contraception,… ) et sont donc punissable. Meme l’amitié entre femmes devient suspecte et met en danger l’équilibre du couple…

 

Le pouvoir politique et  l’Eglise vont s’unir pour éliminer ces croyances et ses doutes, afin de restaurer l’unité de la Foi, de rétablir la paix sociale et de développer le pouvoir central. Dès ce moment l’association de la sorcière au démon et au mal est systématique, lançant alors une véritable chasse aux sorcières.

Il potere politico e la Chiesa s’unirono per eliminare le credenze e i dubbi, in modo da ristabilire l’unità della Fede, la pace sociale e di sviluppare il potere centrale. Da questo momento l’associazione tra strega, demone e male diventa sistematico, dando luogo a una veritabile caccia alle streghe.

Il Canon Episcopi: 

Il Canon Episcopi è un importante documento storico. Inizialmente attribuito al Concilio di Ancira del 314, é oggi ritenuto più recente, forse dell'867. Mostra la posizione della Chiesa cattolica nei confronti della stregoneria.  Il testo ammoniva i vescovi e loro ministri a bandire, e "solo" a bandire, chiunque pratichi la divinazione e la magia. "…i vescovi e i loro ministri vedano di applicarsi con tutte le loro energie per sradicare interamente dalle proprie parrocchie la pratica perniciosa della divinazione e della magia, che furono inventate dal diavolo; e se trovano uomini o donne che indulgono a tal genere di crimini, devono bandirli dalle loro parrocchie, perché gente ignobile e malfamata."

Il testo metteva in guardia i vescovi sulle donne convinte di obbedire agli ordini delle Dea Diana: "…certe donne depravate, le quali si sono volte a Satana e si sono lasciate sviare da illusioni e seduzioni diaboliche, [che] credono e affermano di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi di terre grazie al silenzio della notte profonda e di obbedire ai suoi ordini come a loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio…" le streghe sono dunque donne ingannate dal demonio, che le allontana dalla fede cristiana facendo loro credere di compiere, ma non compiere davvero, le cose che raccontano. Se é il diavolo ad ispirare i sogni di queste donne, in relatà non hanno stipulato un patto con lui.  La mancanza di un patto col diavolo, giustificava anche l’assenza di una persecuzione qualora non sopravvenissero caratteri più forti che facessero pensare all’eresia. Ma un’accusa di stregoneria ancora non esisteva. In sostanza, potremmo dire che le "streghe" erano considerate delle folli.

Nell’alto Medioevo la credenza nelle streghe, doveva essere diffusa se sia Rotari, nell’Editto del 643, che Carlo Magno, nella Capitulatio de partibus Saxoniae (789), condannano chiunque uccida una donna perché la ritiene una strega.  Un’altra delle prerogative che saranno attribuite alle streghe è quella di provocare grandine e cattivo tempo per rovinare i raccolti altrui, opinione decisamente smentita, ancora una volta bollata come superstizione del popolo sciocco ed ignorante, non degna dei cristiani, da Agobardo, divenuto in seguito santo, nel Liber contra insulsam opinionem de grandine et tonitruis (Libro contro un’insulsa opinione sulla grandine e i tuoni, 820). Giovanni di Salisbury continuò ad affermare che il sabba è pura fantasia anche se cominciano a confondersi l’idea della società di Diana e quella dell’esistenza di donne capaci di danneggiare il prossimo tramite l’arte magica. La chiesa continua a considerarle però mere illusioni, evidentemente ancora impegnata a dimostrarsi "superiore" alle "superstizioni" dei pagani.

Le Canon Episcopi est un document historique important attribué dans un premier temps au Concile de Ancira de 314, il est aujourd’hui daté de 867. Le texte demandait aux évêques de bannir quiconque pratique la divination et la magie. Il les mettait en garde contre les femmes qui affirmaient d’obéir aux ordres de la déesse Diane et de chevaucher la nuit des animaux cornus. Pour l’église, les sorcières sont donc des femmes trompées par le diable qui cherche de les éloigner de la Foi chrétienne, en leur faisant croire d’accomplir les choses qu’elles racontent. Le diable inspire les rêves de ces dames mais en réalité elles n’ont stipulé aucun pacte avec lui. Comme aucun pacte n’avait été conclu, aucune punition n’était  prévue excepté si elles étaient accusées d’hérésie. Les sorcières étaient considérée comme des folles et c’est tout.

La croyance en l’existance des sorcière est attestée par différent texte. Vers 643 l’édit de Rotari, la Lex Alamannorum (730), ainsi que le cartulaire de Charlemagne de 789 relatent la condamnation de personnes qui auraient jeté des striae ou herbariae (sorcières ou herboristes) dans les flammes. Agobardo, dans son Liber contra insulsam opinionem de grandine et tonitruis  de 820 (Livre contre l’opinion stupide sur la grele et le tonnerre) institue que la croyance populaire que les sorcières provoqueraient le mauvais temps pour gacher les récoltes est fausse. Ancore Giovanni de Salisbury continue à affirmer que le sabba n’existe pas et est pure fantaisie,  alors que l’idée que les adeptes de Dianes sont des femmes capables de faire du mal aux autres grâce à la magie se diffuse. L’Eglise veut se montrer supérieure aux superstitions paiennes.

 

Insomma fino al XIIs erano considerate folli e non erano condannate al rogo ma tutto al più bandite. Anzi era vietato ucciderle!

Jusqu’au XIIs, les sorcières étaient considérées folles et n’étaient pas condamnées au buché mais juste bannies. Il était même interdit de les tuer!

La lotta contro l’eresia e l’isituzione dell’Inquisizione/ la lutte contre l'hérésie et la naissance de l'Inquisition.

L’Inquisizione vide la luce già nel Concilio presieduto a Verona nel 1184 da papa Lucio III e dall’imperatore Federico Barbarossa, con la costituzione Ad abolendam diversarum haeresum pravitatem. Fu perfezionata con lo scopo di reprimere il neonato movimento cataro diffusosi nella Francia meridionale e nell’Italia settentrionale, e per controllare i diversi e attivi movimenti spirituali. Nel IV Concilio ecumenico lateranense nel 1215, i papi decretarono di avvalersi del braccio secolare per la repressione delle eresie, sulla base della riscoperta, avvenuta proprio in quel periodo, del diritto romano, vale a dire del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, che attribuiva allo stato il compito di combattere i riti non ammessi.

L’inquisition est née en 1184 lors du Concile tenu à Vérone par le Pape Lucien III et l’empereur Frédéric Barberousse avec le Ad abolendam diversarum haeresum pravitatem. Elle fu créée pour réprimer le mouvement Cathare actif en France méridionale et en Italie septentrionale et pour controler les autres mouvements spirituels en recruedescence à l’époque. En 1215 lors du Concile écuménique du latran, les papes, sur base de la redécouverte du droit romain (Corpus Iuris Civilis  de Justinien) qui autorisait la lutte aux cultes non admis, décrètent de faire appel à l’inquisition, bras armé de l’église pour réprimer l’hérésie.   

Il primo testo che parla di streghe risale al 13 giugno 1233. Si tratta della bolla di Papa Gregorio IX , Vox in Rama, che esortava i vescovi tedeschi ad aiutare l'inquisitore papale Conrad di Marburg, che vedeva nella tortura e nel terrore il mezzo per ottenere la confessione di quanti adoravano Lucifero e il suo diabolico gatto nero. Pur essendo i Catari un movimento sociale e religioso in piena regola, ad essi venivano attribuite anche alcune azioni che in seguito diverranno tipiche delle streghe: il patto col diavolo, il bacio della vergogna, la trasformazione del diavolo in gatto. In occasione della lotta ai Catari si rafforzò l’inquisizione, affidandola agli ordini mendicanti prima ai monaci cistercensi e francescani ma soprattutto ai dominicani, i quali istruivano appositamente i loro teologi.

Le premier texte qui parle de sorcière remonte au 13 juin 1233. Il s’agit de la bulle Vox in Rama du pape Grégoire IX qui exhorte les évêques allemands à aider l’inquisiteur papale Conrad Marburg, qui voyait dans la torture et la peur un moyen pour obtenir la confession de ceux qui adoraient Lucifer et son diabolique chat noir.  Au Cathares étaient attribuées certaines actions qui deviendront typiques des sorcières : le pacte avec le diable, le baiser de la honte, la transformation d diable en chat. L’inquisition était composée de moines spécialisés et érudits des ordres mendiants franciscains, cisterciens et surtout dominicains.

L’inquisitor era un magistrato straordinario che si presentava all’autorità temporale locale con le proprie credenziali e da questa otteneva il permesso di nominare un proprio collegio composto da notai, soldati, un vicario, guardiani delle carceri. Non era obbligato ad attenersi alle norme della procedura civile, quindi non teneva in considerazione eventuali privilegi o la possibilità d’appello. Poiché le prove erano indiziarie e testimoniali, occorreva che l’imputato confessasse e possibilmente abiurasse, cosa che poteva essergli estorta con l’intimidazione, il carcere e la tortura, autorizzata da Innocenzo IV con la bolla Ad Extirpanda (15 maggio 1252), che attribuiva al vescovo la facoltà di concedere, volta per volta, il nulla osta a procedere. L’esecuzione finale era, come già abbiamo detto, affidata al potere esecutivo civile, passibile di scomunica qualora si fosse rifiutato di procedere: le pene potevano essere pecuniarie, corporali o capitali.

L’inquisitor était un magistrat qui se présentait à l’autorité temporelle locale et obtenait le permis de nommer un collège composé de notaires, soldats, d’un vicaire, de gardiens de prisons. Il ne devait pas suivre les normes civiles et donc ne prenait en compte aucuns privilèges ou possibilités d’appel.  Comme les preuves étaient circonstancielles et basée sur des témoignages, l’accusé devais confesser et abjurer. Pour cela il pouvait recourir à l’intimidation, la torture et l’emprisonnement selon la bulle du pape Innocent IV Ad Extirpanda ( 15 mai 1252), qui attribuait à l’évêque la faculté d’autoriser ou pas, de cas en cas, le nulla osta à procéder. Le pouvoir exécutif civil était obligé d’appliquer la sentence  et était passible d’excommunication en cas de refus. Les peines pouvaient être des sanctions financières, corporelles ou capitales.

 

Papa Giovanni XXII, nel 1326, proclamò, con la bolla Super illius specula, le streghe eretiche e quindi processabili e punibili con la morte sul rogo. Il primo processo per stregoneria, o meglio il primo documento storico su una pubblica esecuzione di una strega, si svolse a Tolosa, nel 1275, quando fu arsa viva Angela de la Barthe, accusata di aver avuto rapporti sessuali col Diavolo. La donna confessò di aver partorito una creatura dalla testa di lupo e la coda di serpente, che nutrì con neonati rapiti. In Italia, il primo documento che riporta un processo contro le streghe è il Consilium di Bartolo da Sassoferrato (1314 – 1357), in cui il vescovo di Novara chiede un parere riguardo a come vada giudicata una strega sotto processo a Orta. La donna ha ammesso di aver calpestato una croce, di essersi inginocchiata davanti al diavolo e di aver provocato, ammaliandoli, la morte di alcuni bambini, in seguito al quale fatto le madri l’avrebbero denunciata (impossibile non chiedersi come siano saltate fuori queste confessioni). Bartolo però si dimostra scettico su quest’ultimo fatto e si rimette alla chiesa e ai teologi perché stabiliscano se effettivamente sia possibile causare la morte di qualcuno servendosi di incantesimi. Consiglia perciò al vescovo di trattare la donna come un’eretica, da condannare o da salvare a seconda che si penta o no. Il primo rogo di strega nel nostro paese è del 1340.

 

Pape Jean XXII, en 1326, proclame avec la bulle Super illius specula, les sorcières hérétiques et donc condamnables et punissables avec la mort sur le bucher. Le premier procès pour sorcellerie se déroula à Toulouse en 1275, Angela de la Barthe accusée d’avoir eu des rapports sexuels avec le Diable fut brulée vive. Angela confessa d’avoir donné naissance à une créature à la tête de loup et à la queue de serpent, qu’elle nourrissait de nouveau-nés. En Italie, le premier document d’un procès pour sorcellerie est le Consilium di Bartolo da Sassoferrato (1314 – 1357) dans lequel l’évêque de Novara lui demande conseil sur comment juger une sorcière de Orta. La femme a admis d’avoir piétiné une croix, de s’être agenouillée devant le diable et d’avoir provoqué la mort de certains enfants , pour laquelle les mère l’auraient dénoncée. Bartolo reste sceptique sur cette dernière affirmation et s’en remet à l’église et aux théologiens afin qu’ils établissent s’il est possible de tuer quelqu’un en recourant à la magie. Bartolo conseille donc à l’évêque de la traiter comme une hérétique et de la condamné ou pas selon qu’elle se repente ou non. Le premier bucher de sorcière dans notre pays est de 1340.

Nel 1478 venne istituita l’Inquisizione spagnola, autonoma dal Papa, e guidata da Torquemada; si occupò di processare e condannare Ebrei e Arabi residenti in Spagna, non streghe. Nel 1542 nacque l’Inquisizione Romana, con il compito di combattere l’eresia protestante; a Roma si stabilì un tribunale permanente presieduto dal Papa a cui si doveva chiedere l’autorizzazione per torturare o condannare una persona. Per questo motivo, i condannati a morte in Italia sono di meno rispetto ad altri paesi dove era il potere civile a condurre i processi. In effetti prima di torturare una personna l’inquisitore doveva chiedere a Roma il permesso e prima di condannare al rogo Roma doveva confermare la sentenza e la pena.

En 1478 naquit l’inquisition espagnole guidée par Torquemada, autonome qui s’occupa de condamner les juifs et arabes vivant en Espagne. En 1542, fut constituée l’Inquisition Romaine pour combattre l’hérésie protestante avec son propre tribunal établit à Rome et présidé par le Pape. Avant de torturer ou condamner une personne le Pape devait donner son autorisation.  C’est pour cette raison qu’en Italie les condamnés à mort sont moins nombreux que dans les autres pays où c’était le pouvoir civil qui menait les procès.

Malleus Maleficarum:

Il Malleus Maleficarum (Hexenhammer), scritto nel 1486 dai domenicani e inquisitori della Chiesa Cattolica Heinrich Kramer e Jacob Sprenger e pubblicato in Germania nel 1487, aveva come scopo di istruire i giudici su come identificare, interrogare e imprigionare le streghe. Fu presentato alla Facoltà di Teologia dell'Università di Colonia il 9 maggio 1487. Secondo questo testo, erano tre gli elementi necessari alla stregoneria: le intenzioni malvagie, l'aiuto del Demonio e il permesso di Dio.  Selon ce texte les trois éléments nécéssaires à la sorcellerie étaient: les mauvaises intentions, l’aide du démon et le permis de Dieu. Le livre est divisé en trois chapitres. Le premier parle de l’existence du Diable et des rapports sexuels entre le Diable et les femmes comme moyen de devenir sorcières. Le deuxième expose des cas réels de sorcellerie et éclaire sur comment les sorcières recrutent de nouveaux adeptes et sur comment les contraster. Le dernier chapitre explique comment poursuivre une sorcière, comment mener un procès, quelle procédure suivre pour recueillir les plaintes et interroger les témoins et enfin définir l’imputation des accusés.

 

Le Malleus Maleficarum, écrit en 1488 par les inquisateurs doménicains de l’Eglise Catholique Heinrich Kramer et Jacob Sprenger et publié en Allemagne en 1487, avait pour but d’instruire les juges sur comment identifier, interroger et emprisonner les sorcières. L’ouvrage fut présenté à la Faculté de Théologie de l’Université de Cologne le 9 mai 1487.  Le titre compòet est/Il titolo completo é: Mallevs Maleficarvm in Tres Divisvs Partes, In quibus Concurrentia ad maleficia, Maleficiorum effectus, Remedia aduersus maleficia, Et modus deniq; procedendi, ac puniendi Maleficos abundè continentur, præcipuè autem omnibus Inquisitoribus, et diuini verbi Concionatoribus vtilis, ac necessarius. L'intero volume è suddiviso in tre sezioni. Nella prima si parla dell'esistenza del Diavolo e dei rapporti sessuali fra le donne e il demonio, come mezzo per diventare streghe.  Nella seconda sezione sono discussi casi reali, si parla dei poteri delle streghe e come reclutano adepti e quali metodi sono efficaci per contrastarle. Nell'ultima parte si spiega come perseguire una strega, attraverso una guida dettagliata per condurre un processo, per raccogliere le accuse e interrogare testimoni e infine definire l'imputazione delle accusate. Il Malleus Maleficarum ha avuto venti edizioni fra il 1487 e il 1520 e sedici fra il 1574 e il 1669.
 

Les preuves/Le prove : gli strumenti usati dalle streghe/les instruments utilisés par les sorcières

La classica iconografia sulle streghe vede queste donne volare a cavallo di una scopa o un animale con corna. È una tradizione che risale perfino all'epoca precristiana e è presente negli atti processuali per stregoneria tra cui il Corrector sive Medicus  publicato nel 1095 dal vescovo tedesco Burchard de Worms. Possiedono un calderone, strumento indispensabile per produrre incantesimi e usano le erbe che se raccolte durante la luna calante erano usate per i malefici, se invece erano state colte durante la luna piena servivano per riti benefici. Adoperavano candelle unitamente ad un cerchio magico tracciato in terra nelle notti di Sabba. Si parla anche di una ghirlanda delle streghe, che consiste in un pezzo di corda a cui sono attaccate penne di oca, corvo e cornacchia e usata per lanciare il malocchio. Il popolo pensava che avesse un gatto nero o un guffo. Erano prove indiziare se trovate in casa dell’accusata. Si parla di Sabbat, riunioni notturni di streghe nelle lande e foreste per praticare riti e cerimonie tra 1430 e 1440.

Dans l’iconographie la sorcière chevauche un balais ou una animal à corne. Cette tradition remonte à l’époque préchrétienne et est présente dans les actes des procès pour sorcellerie. La première mention de ces vols à dos de balais ou plus souvent de boucs se trouve dans le Corrector sive Medicus, rédigé en 1095 par l'évêque allemand Burchard de Worms. Elles possèdent un chaudron indispensable pour créer les sorts et elles utilisent les herbes qui si récoltées durant les nuit de pleine lune servaient pour les rites bénéfoie si cueillies durant les nuit sans lune pour les maléfices. Elles traçais un cercle magique les nuit de sabba et l’illuminaitent avec des bougies. Elles utilisaient des guirlandes faites de corde avec des plumes d’oie, de corbeaux, de corneille pour lancer le mauvais œil.  La population pensait qu’elles avaient un chat noir ou un hibou. C’étaient des preuves circonstancielle pour l’inquisition. Les premiers sabbats, “réunions nocturnes de sorciers” qui se retrouvent au cœur de la nuit, dans des landes désertes ou des forêts pour participer à des cérémonies et des orgies rituelles sont attestées entre 1430 et 1440.

Il processo/ Le procès

Le procès pour sorcellerie se déroulait devant le Tribunal de l’Inquisition qui dès 1542 avec la bulle du Pape Paul III Licet ab initio devint encore plus sévère. Il suffisait de deux témoins pour une sentence. Les plaintes contre une l’épouse de la part du mari ou des voisins étaient courantes. Les avocats défenseurs n’agissaient jamais en faveur de l’accusé par peur d’être accusés à leur tour d’être manipulés par le diable. Différentes tortures étaient utilisées pour obtenir la confession. La sentence pouvait être l’absolution (avec au préalable la condamnation à des peines surtout morale : pénitence, pèlerinages, prières), l’emprisonnement (temporaire ou à vie) ou la mort sur le bucher. Les condamnations au bucher augmentèrent en même temps que l’expansion de l’épidémie de peste, le terrible fléau noir arrivé en Italie à bord de 12 navires fantômes du Proche Orient en 1347.  L’inquisition avait le devoir de faire confesser et repentir l’accusé et non pas de la tuer, mais si elle confessait d’avoir tué alors elle était condamnée à mort. Durant les procès, les inquisiteurs cherchaient un signe laissé par le démon sur ses adeptes. Le corps de la sorcière étaient piqué cm par cm avec une aiguille afin de trouver un point où elle ne sentait pas de douleur ce qui était la preuve de sa condition de servante du diable. Elles étaient déshabillées, rasées,  puis elles subissaient des viols pour vérifier leur virginité et si elles ne confessait pas encore après l’épreuve de l’aiguille, elles subissaient d’autres tortures comme la chaise brulante, le démembrement,…

Il processo per stregoneria era svolto davanti al Tribunale dell’Inquisizione, che, a partire dal 1542, con la bolla “Licet ab initio” di papa Paolo III, divenne ancora più severo. Bastavano due testimoni “attendibili” per una condanna. I casi di denunce di vicini o di mariti desiderosi di “ disfarsi” delle mogli non gradite eranno frequenti. Anche quando interveniva un avvocato difensore, questo non agiva mai per il bene dell’accusata, altrimenti i giudici avrebbero potuto pensare che anche lui fosse “ manovrato” dal diavolo. La confessione veniva estorta con ogni forma di tortura. La sentenza poteva essere di assoluzione ( previa condanna a pene lievi, di natura più che altro morale: penitenze, pellegrinaggi, preghiere), prigionia ( temporanea o a vita) o di morte sul rogo. Quel che è certo è che le condanne sul rogo aumentarono in proporzione all’ espandersi delle epidemie di peste, la terribile morte nera giunta in Italia nel 1347 a bordo di 12 vascelli fantasma provenienti dal Vicino Oriente e carichi di morti, corpi putrefatti e topi infetti. L’inquisizione ha il compito di fare confessare e pentire l’accusata non di ucciderla. Se pero confessa uccisioni allora si é condannata a morte. Durante i processi si cercava il marchio lasciato dal demonio sulle sue adepte: si trattava di un segno invisibile che però rendeva insensibile la carne. Con uno spillone il corpo della presunta strega veniva punzecchiato in ogni suo punto fino a trovare una parte dove non si sentiva dolore, quella era la prova inequivocabile, si trattava di una serva del diavolo. Spesso venivano rasate e spogliate poi stuprate per verificarne la verginità e se non confessavano, la dose veniva rincarata somministrando torture ancora più atroci; sedie arroventate, membra strappate, ossa spezzate.

Perché furono più donne che uomini ad essere accusati di stregoneria ? Pourquoi y-a-t-il eu plus de sorcières que de sorciers?

Secondo gli storici c’era uno stregone perseguitato contro 10 streghe. Questo é legato alla condizione della donna considerata come una creatura inferiore che la Chiesa identificava ad Eva la pecatrice, un essere debole e buggiardo per colpa del quale il male era arrivato nel mondo dal giorno della tentazione nel Paradiso terrestre.  La natura feminile, dandole il potere di dare la vità, con modalità fisiche ancora mal comprese all’epoca, che dava lei una potenza misteriosa. Poteva anche trasmettere i poteri malefici di Satanna al bambino nato dal loro rapporto carnale. Come madre aveva il controllo sulla salute dei familiari preparando i pasti, curando i bambini, elevando gli animali,... In un mondo che deve quotidianamente scontrarsi con carestie e malattie terribili, trovare un comune responsabile, un capro espiatorio, era facile: la donna.

Selon certains historiens il y a eu un sorcier poursuivi contre dix sorcières exécutées. On peut dire que ce fait est directement lié à la condition de la femme, considérée alors comme une créature inférieure, que l’église identifiait à Eve la pècheresse, un être faible, menteur, par qui le mal était arrivé dans le monde, en se laissant tenter par le diable au Paradis terrestre. La Nature féminine, en lui donnant le pouvoir d’enfanter, selon des modalités physiques encore mal connues à l’époque, lui confiait une puissance mystérieuse. Cette fonction lui permettait aussi, en formant avec Satan un couple maudit, de transmettre ses pouvoirs maléfiques.  Elle avait enfin par sa position dans la famille plus de contrôle sur la santé de celle-ci (préparation de la nourriture, soins aux enfants, aux malades, élevage des petits animaux…).Dans un monde qui éait confronté aux famines et maladies, la femme était un excellent bouc émissaire.

Les Sorcières célèbres/Streghe famose

 

  •  Angele de la Barthe, di Tolosa, giustiziata nel 1275 dopo essere stata accusata di aver concepito con Satana un ibrido demoniaco mezzo umano, mezzo rettile e mezzo lupo che si nutriva solo di bambini e neonati. Condamnée en 1275 à Toulouse pour avoir donné naissance à une créature démoniaque mis loup, mis serpent qui se nourrissait de nouveau-nés.

  • Alice Kyteler : nacque nel 1280 a Kilkenny (Irlanda). Famosa per la sua bellezza e sapienza proveniva da una famiglia ricca ed influente. Si diceva che manipolava gli uomini. Si sposo 4 volte e soppravisse a tutti loro. Spendeva tutto il loro capitali e poi si sospetava che gli avvenellasse. Fu accusata dai figli di stregoneria e condamnata. Née en 1280 à Kilkenny (Irlande). Célèbre pour sa beauté et son érudition elle provenait d’une famille riche et influente. On disait qu’elle manipulait les hommes et en effet elle des maria 4 fois et survit à ces 4 mari. Elle dépensait leur capital et était suspectée de les avoir empoisonnés. Ses enfants l’accusèrent de sorcellerie et elle fut condamnée.

  • Jeanne d’Arc : bruciata viva il 30 Maggio 1431 a Rouen. La pucelle, dopo essere fuggita da casa e arruolata nell’armata francese, aver combatuto e conquistato vittorie contro gli inglesi fu catturata e offerta al nemico. Per i giudici le voci che sente non sono quelle di Dio ma quelle del Demonio. Firmerà la sua confessione poi ritrattera e sarà bruciata viva. Il cadirnale di Wincester, visto il successo della Jeanne fece brucciare le sue spoglie due volte poi spargere le sue ceneri in modo non facesse l’oggetto di nessun culto. Brûlée vive le 30 mai 1431 à Rouen, celle qu'on appelait La Pucelle, après s'être enfuie de sa maison et officié en chef de guerre auprès de l'armée française, après avoir combattu et remporté bien des victoires contre les Anglais, se retrouve capturée puis livrée à l'ennemi. Pour les juges, les voix qu'elle entend ne sont pas celles de Dieu mais celles du démon. Les bourreaux refusant de la toucher, elle ne sera pas soumise à la question. Après avoir signé ses aveux, elle se rétractera quelques jours plus tard, et sera brulée vive. Le Cardinal de Winchester, visiblement agacé du succès populaire de notre bonne Jeanne, refera brûler sa dépouille deux fois puis disperser ses cendres afin qu'aucun culte ne puisse lui être consacré.

  • Bellezze Ursini, nella sua confessione, ammette, dinanzi al Tribunale, di aver ballato e cantato insieme al diavolo , di aver partecipato ai sabba. Bellezze ci racconta degli incontri a Benevento, durante i quali si cospargevano il corpo con unguenti che contenevano sostanze allucinogene che provocavano visioni. E’ stata processata per stregoneria presso la rocca di Fiano nel 1528. Bellezze Ursini a été condamnée à Fiano en 1528. Dans sa confession, elle admet d’avoir chanté et dansé avec le diable et d’avoir participé à différent sabbat à Benevento durant lesquels les sorcières utilisaient des onguents qui contenaient des substances hallucinogènes provoquant des visions.

  • Madre Shipton, alias Ursula Southeil: era una profetessa e una sibilla inglese vissuta tra il 1488 e il 1561. Ha scritto numerose profezie in versi che sono state ritenute esatte per vari avvenimenti storici, come la Peste di Londra del 1665, il grande incendio di Londra del 1666 e l’esecuzione di Maria Stuarda del 1587. C’était une profète anglaise (1488-1561) qui a écrit de nombreuses prophéties retenues exactes comme la peste de Londres (1665), le grand incendie de Londres (1666) et l’exécution de Marie Stuart (1587).

  • Madre Shipton o Ursola Sometime, nata nel 1488 intelligente era capace di scatenare tempeste, di curare malattie e di stregare animali. A 24 anni si sposo con un falegname nonostante il suo corpo fosse deforme. Faceva profezie cercando di aoutare suo prossimo di cui tante si sono avverate. L’ultima riguarda la sua morte avvenuta nel 1561. Née en 1488, très intelligente on pensait qu’elle était capable de créer des tempete, de guérir des maladies et d’ensorceller les animaux. A 24 ans malgré son corps déforme, elle épouse un menuisier. Elle était une prophète et cherchait d’aider les autres, beaucoup de ses prophétie ce sont révélées. La dernière regarde sa mort venue en 1561.

  • Ursula Kemp: nota storicamente per essere stata giustiziata in Inghilterra nel 1582, dopo essere stata accusata di far ammalare i vicini e di possedere dei Famigli, animali magici da cui la strega traeva parte del suo potere. Connue pour avoir été brulée en Angleterre en 1582 après avoir été accusée de répandre la maladie et de posséder des animaux magiques.

  • Agnes Sampson, étranglée puis brûlée le 28 janvier 1591 à Edimbourg. Guérisseuse écossaise accusée lors du procès des sorcières de North Berwick, d’avoir participé à des rituel de magie noire durant lesquels elle aurait évoqué le diable. Elle aurait été accusée d’avoir tenté de tuer la reine d’Angleterre en provoquant un orage. Sous la torture, sans sommeil, elle reconnait les 53 chefs. La légende veut que son fantôme, chauve, nu et portant les stigmates de sa torture, hante encore Édimbourg. E’ stata prima strangolata e poi bruciata a Edimburgo il 28 gennaio 1590. Guaritrice scozzese era stata accusata di aver partecipato ad un rito di magia nera in cui avrebbe evocato Satana e di aver tentato di uccidere la regina d’Inghilterra provocando un temporale che avrebbe colpito la corazza reale. Sotto tortura e essendo stata privata dal sonno, riconosce i 53 capi d’accusa. La leggenda vuole che il suo fantasma, calvo, nudi e portando le stigmati della sua tortura e infesta ancora Edimburg.

  • Merga Bien: la vittima principale dei Processi di Fulda in Germania tra il 1603 e il 1605, accusata di aver ucciso i suoi precedenti due mariti e, essendo gravida, si è ritenuto che potesse portare in grembo il figlio di Satana. Ha confessato sotto tortura ed è stata condannata al rogo. Principale victime des Procès de Fulda en Allemagne entre 1603 et 1605, accusée d’avoir tué ses deux maris précédents et soupçonnée d’être enceinte du diable. Ayant confessé sous la torture elle fut brulée sur le bucher.

  • Elizabeth Sawyer strega di Edmontown (Inghilterra) fu accusata dai vicini di aver gettato un maleficcio sui loro vicini e sui loro animali da fattoria per aver rifiutato di comprargli delle scoppe. Fu accusata della morte di suo marito, morto per malattia in poche ore impriggionata nella prigione di Newgate. Disse sotto tortura  di aver firmato un patto col diavolo. Fu giustiziata il 19 aprile 1721. Sorcière de Edmontown (Angleterre), elle fut accusée par ses voisins d’avoir jeté un sorts à leurs enfants et leurs animaux de basse court car ils auraient refusés de lui acheter des balais. Elle fut aussi accusée d’avoir assassiné son mari qui durant une nuit serait tombé malade et serait mort en quelques heures sans aucunes explications possibles. Elle fut emprisonnée à Newgate et sous torture admis d’avoir signé un pacte avec le diable. Elle fut exécutée le 19 avril 1721.

  • Marie Navart, brûlée vive en novembre 1656 à Templeuve en recouvrant de sa jupe le visage de sa belle-sœur en travail, elle aurait jeté un sort au bébé qui ne survit pas à l'accouchement. Son beau-frère l'accuse de l'avoir ensorcelé avec un pain au sucre, et le reste du village se plaint des mêmes maux dès que Marie leur tend une pomme ou du fromage. Sa tentative de fuite échoue et elle est arrêtée le 10 novembre 1656. On la place dans un panier bénit suspendu. Puis on la rase et on la place sous camisole. Afin de trouver sur elle la marque du Diable caractéristique, on lui plante un aiguille entre les épaules. Pas de sang, mais le liquide céphalo-rachidien dans lequel baigne la moelle épinière. Elle subit la torture des brodequins : ses jambes éclatent sous la pression des planches de bois, elle avoue. Condamnée, elle est brûlée vive. Bruciata viva nel novembre 1656 a Templeneuve, ricoprendo col la sua gonna il viso di suo cognata di cui il bimbo muore durante il parto. Il cognato l’accusa di averlo stregato con pane allo zucchero come il resto del vilaggio che si lamenta dei stessi mali quando ella offre loro cibo. La sua tentativa di fuga falisce ed é presa il 10 novembre 1656. Dopo essere stata sospesa in una cesta benedetta, é rasata e subisce la tortura dell’ago. Quando viene punta tra le spale invece del sangue esce liquido celebro spinale. E’ sottomessa alla tortura dei brodequins durante a quale le sue gambe esplodono sotto la pressione delle lastre di legno e confessa.

  • Catherine Monvosin alias “La voisin”: giustiziata il 22 Febbraio 1680 a Parigiper aver commercializzato filtri d’amore e pozioni a donne d’alto rango vicine al re in modo di avelennare i loro mariti , e di aver tenuto delle messe nere durante lequali avrebbe causato la morte di bambini. La Montespan, amante di Luigi XIV sarebbe stata graziata dal Re nonostante La Voisin la dennunciò per aver partecipato ai sacrifici satanici.  Condamnée le 22 février 1680 à Paris pour avoir commercialisé des potions et filtres d’amour à des femmes de haut rang proche du roi afin d’empoisonner leurs maris et pour avoir organisé des messes noires durant lesquelles elle aurait causé la mort d’enfants. La maîtresse et mère des enfants de Louis XIV, Mme de Montespan a bénéficié de la clémence du souverain alors qu’elle avait été dénoncée par La Voisn pour avoir participé à ces sacrifices sataniques.

  • Anne de Chantraine vécut au début du XVIIe siècle dans la principauté de Liège et le Comté de Namur (Belgique). Elle était rousse très belle, mais vivait en une période de famine et maladie. Un jour, elle fut accusée par son voisin, à qui elle avait refusé des avances qui racconta qu'il l'avait vue cueillir des fleurs étranges. Agée de 17 ans elle dû faire face au tribunal d'Inquisition. Elle n'avoua pas tout de suite être une sorcière, elle fut torturée et subit le fameux test de l'aiguille, Mais on le sait aujourd’hui, le  corps humain face à trop de souffrance s'engourdi donnant une impression d'insensibilité. Anne de Chantraine n'était pas différente des autres, à un certain moment, elle n'a plus senti l'aiguille s'enfoncer dans sa peau. Mais le juge d'Inquisition douta de cette méthode, on la soumit alors au test de la noyade. Anne fut jetée dans une rivière, si elle flottait (si elle savait nager), on devait la sortir de l'eau et la preuve était là, c'était une sorcière. Mais si elle coulait, tant mieux pour elle, elle mourrait et irait au Paradis. La rivière où fut jetée Anne de Chantraine était peu profonde et on rapporte qu'elle se blessa en atteignant le fond. Conformément aux lois de la nature, son corps remonta mais n'étant pas différente des autres, elle ne savait pas nager, elle se débatti pour prendre de l'air. Elle perdit conscience. Des cordes l'accrochèrent et la ramenèrent au bord. De la buée apparut sur le miroir du juge quand on le présenta devant son visage. Elle était simplement inconciente. Elle avait survécut à cet épreuve, pour le juge, c'était la preuve irréfutable. Et comme il fallait s'y attendre, elle fut condamnée au bûcher, qu'il fallut d'ailleurs, rallumer plusieures fois en raison de la pluie. On raconte même que sa jambe avait brûlée quand le feu s'éteignit, on le ralluma directement à son autre jambe puis à son bras. Vissuta in Belgio nel XVIIs, bella e dai capelli rossi in un periodo di carestia e malattia fu accusata da so vicino , di cui aveva rifiutato le avances, di aver raccolto dei fiori strani e di essere una strega. A 17 anni affronto l’inquisizione. Fu sottoposta a torutre, prima quella dell’ago, ma si sa il corpo umano di fronte a troppa sofferenza diventa insensibile. Il vescovo non ritenendo il metodo affidabile decise di sottometterla ad un altra tortura quella dell’annegamento. Fu gettata cosi in un fiume attavata ad una sedia. Ma il fiume era a secco cosi ferendosi quando tocco il fondo, rimbalzo e risali in superficie incosniente. Vedendo il suo alito sullo specchio i giudici conclusero che fosse una strega e cercarono di bruciarla viva ma per causa di pioggia dovessero riaccendere più volte il rogo. Una morte orribile....

  • Anna Göldin, décapitée le 13 juin 1782 à Glarus (Suisse) Dernière sorcière condamnée en Europe, elle fut accusée par Johann Jakob Tschudi, un physicien marié et père d'une petite fille chez qui elle travaillait comme gouvernante, pour avoir placé des aiguilles dans le bol de lait et le pain de sa fille. Cette dernière aurait aussi craché du sang et des aiguilles. En fuite, Anna est rattrapée par les autorités et soumise à la torture, elle avoue avoir vu le démon sous la forme d'un chien noir et suivi ses ordres pour maltraiter l'enfant. Quand la torture cesse, elle se rétracte mais c'est trop tard. Elle est décapitée. En 2007, le parlement Suisse l'innocente et la vérité est dévoilé : Tschudi, avec qui elle avait une liaison qu'elle menaçait de dévoiler, aurait inventé toute cette histoire pour s'en débarrasser. Decapitata il 13 giugno 1782 a Glarus (Swvizzera). Ultima strega condamnata in Europa, fu accusata da Johann Jakob Tschudi un fisico sposato e padre di una bambina per cui lavorava come governante di aver messo nel late e nel pane della figlia degli spilli. La bambina avrebbe sputato sangue ed agi. In fuga, Anna fu presa e sottomessa a torture. Confessa di aver visto il demonio sotto forma di cane e di aver seguito le sue istruzioni per maltrattare la fanciulla ma una volta che la tortura finisce dice di aver mentito e non aver fatto niente. Troppo tardi é condamnata ugualmete. Nel 2007 le autorità svizzere innocenta Anna e svela la verità, Johann l’avrebbe accusata e fatta condamnare per farla tacere, in effetti elle voleva rivelare a tutti la loro relazione.

  • Elly Kedward Strega di Blair attuale Burghesville accusata nel 1775 di avere ingannato bambini attirandoli nella sua casa per succhiarli il sangue. Mori per assideramento nel bosco in cui fu trascinata dal caro a cui i paesani l’avevano attacata. Si dice che continua a manipolare gli umani facendo loro commettere i crimini cruenti.  La Sorcière de Blair (Burghesville) accusée d’avoir attiré chez elle des enfants grâce à un maléfice afin de sucer leur sang.  Elle fut emprisonnée puis attachée à un char trainé dans la foret et mourut par hypothermie. On dit qu’elle continue de manipuler les hommes et leur fait commettre d’horrible crime.

  • Marie Catherine Leveau, una donna creola della Lousiana, considerata esperta delle pratiche Vodoo. E’ morta pacificamente a casa sua nel 1881 a New Orleans. Considérée experte de pratique vodoo et morte paisiblement en 1881 dans sa maison de New Orléans.

Sette di streghe/les secte de sorcières.

Oltre alle singole donne, giustiziate in casi isolati, è nota l’esistenza di vere e proprie confraternite di streghe, come le Streghe di Salem e le Streghe di Triora. Il processo alle Streghe di Salem avvenne nel 1692 a Salem, in Massachusetts, dopo che due figlie di un pastore iniziarono a comportarsi in modo inspiegabile, rimanendo taciturne, strisciando sul pavimento e nascondendosi dietro gli oggetti della casa. Dopo che i medici non furono in grado di trovare alcuna spiegazione si pensò che le due ragazze potessero essere state vittime di malocchio, e iniziò così una caccia alle streghe: furono processate in totale ben 144 persone e ben 44 confessarono di essere streghe, ma solo 19 furono i condannati a morte per stregoneria. A Triora, in Liguria, avvenne un episodio simile quando, dopo un periodo di pestilenze e carestie, delle donne furono accusate di esserne la causa e di nutrirsi di bambini. Il processo avvenne tra il 1587 e il 1589, furono processate trenta donne ma il numero crebbe in poco tempo, alla fine si dichiararono rei confessi un fanciullo, tredici donne e quattro ragazze, dopo essere state torturate.

Outre aux sorcières isolées il existait aussi des confraternité comme celle de Salem ou celle de Triora. Le procès aux sorcières de Salem eut lieu en 1692 à Salem (Massachussetts) après que les deux filles d’un berger commencèrent à se comporter de façon bizarre, rampant sur le pavement et se cachant derrière les objets. Les médecins ne trouvèrent aucunes explications et donc tous pensèrent que les deux jeunes filles étaient restées victimes d’un mauvais sorts. La chasse aux sorcières commencent et 144 personnes furent accusées, 44 avouèrent d’être sorcière et 19 condamnées à mort.  A Triora, en Ligurie après un épisode de peste et famine des femmes furent accusée d’avoir provoqué la maladie et de manger des enfants. Le procès eut lieu entre 1587 et 1589. 17 femmes furent condamnées et un jeune homme.

I cacciatori di streghe/les Chasseurs de sorcières.

La caccia alle é condotta da agenti ecclesiastici con facoltà di investigare, raccogliere le accuse, interrogare, torturare, raccogliere le confessioni e far eseguire la sentenza, per lo più una condanna al rogo. La caccia alle streghe scoppiò a partire dal XIIs. Dal 1257 al 1816 l’Inquisizione torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti accusate di stregoneria e di eresia. La persecuzione fu definita da alcuni un vero "olocausto di donne” che dilagò per tutta Europa e si spinse fino al Nuovo Mondo.

La chasse aux sorcières est menée par des moines qui ont l’autorisation d’enquêter, de recueillir les accusation, d’interroger, de torture, de recevoir les confession et d’émettre la sentence en général le bucher. Entre 1257 et 1816 l’inquisition tortura, et brula au bucher des millions (9 millions) de personnes innocentes accusées de sorcellerie et hérésie. Un véritable holocauste de femme en Europe et dans le Nouveau Monde.


Jean Bodin (1530-1596): giurista francese e filosofo politico, La cui opera maggiore sulla persecuzione della stregoneria fu De la démonomanie des sorciers, pubblicata nel 1580. Jurite français et philosophe politique qui publia en 1580 le De la démonomanie des sorciers.

 

Nicholas Remy (1530-1616): magistrato francese che crisse molte opere di storia, ma la più famosa resta il Daemonolatreiae libri tres, pubblicato nel 1595. il libro rimpiazzò il Malleus Maleficarum e fu considerato il manuale sulla caccia alle streghe più riconosciuto in Europa. Magistrat français qui écrivit le Daemonolatreiae libri tres (1595) qui remplaça le Malleus Maleficarum .

Peter Binsfield (1540-1598): vescovo e teologo tedesco che scrisse l'opera De confessionibus maleficorum et sagarum, tradotta in parecchie lingue che diceva “sebbene molte confessioni sono state estorte con la tortura, bisogna credervi!”. Évèque et Théologien dont le De confessionibus maleficorum et sagarum  fut traduit en plusieurs langues qui affirmait que “bien que beaucoup de confessions aient étés extirpées par la torture il faut y croire!”

 

Henri Boguet (1550-1619): giurista e giudice francese, noto per la sua crudeltà durante i processi alle streghe, specialmente verso i bambini scrisse il Discours des Sorciers nel 1602, che parla delle sue indagini su una famiglia di licantropi e le sue osservazioni sulla loro prigionia nel 1584. Juge français, connu pour sa cruauté durant les procès aux sorcières surtout envers les enfants qui publia en 1602 e Discours des Sorciers sur l’enquête et l’emprisonnement d’une famille de loup-garou.
 

Pierre de Lancre (1553-1631): giudice francese che condusse un'intensa caccia alle streghe nel 1609. Scrisse libri sulla stregoneria (Tableau de l'Inconstance des mauvais Anges del 1613 e L'Incredulite et Mescreance du Sortilege del 1622), in cui parlava di Sabba e licantropia. Durante la sua carriera torturò e bruciò oltre 600 uomini e donne. Juge français à la tete de la chasse au sorcière de 1609 qui écrivit divers livre sur la sorcellerie (Tableau de l'Inconstance des mauvais Anges del 1613 e L'Incredulite et Mescreance du Sortilege del 1622) traitant des Sabbat et des Loup-garou. Il tortura et tua plus de 600 hommes et femmes.

 

Francesco Maria Guazzo: prete Milanese che scrisse il Compendium Maleficarum (il Compendio delle Streghe) del 1608, in cui parla di formule per poter partecipare al Sabba e descrive i rapporti sessuali fra le streghe e demoni. Prêtre milanais auteur du Compendium Maleficarum (1608) qui décrit les sabbats, les rapports sexuels entre sorcières et démons.

 

Matthew Hopkins: inglese, che mandò a morte fra le 200 e le 400 personne nel XVIIs!. Chasseur de sorcières anglais qui fit condamner à mort entre 200 et 400 personnes tout au long du XVIIs!

Les chiffres/I numeri :

Numero di processi/nombres de procès:

  • Allemagne/Germania:50.000

  • Polonia/Pologne:15.000

  • Francia/France:10.000

  • Svizzera/Suisse:9.000

  • isole britanniche/Iles Britaniques 5.000

  • paesi scandinavi/pays scandinaves 5.000

  • Spagna/Espagne 5.000

  • Italia/Italie: 5.000

  • Russia/Russe: 4.000.

In questi processi l’ 80% erano donne mentre inEstonia(60%),Russia(68%) e Islanda(90%) vi fu una predominanza maschili. Si è valutato che i processi si siano conclusi con la condanna capitale nel 55% dei casi.

80 % des condamnés étaient des femmes alors qu’en Estonie (60%), en Russie (68%) et en Islande (90%) il y eu surtout des sorciers. Dans 55% des cas les procès ont aboutis à la peine capitale.

SOURCES-BIBLIOGRAFIA:

Christine de Pizan : Une grande Dame du Moyen-Age

Una Grande Dama del Medioevo.

 

L’INFANZIA E LA FORMAZIONE / ENFANCE ET FORMATION

Christine vide la luce in italia a Venezia nel 1364. Sua madre era un nobildonna veneziana mentre suo Padre, Tommaso, era nato a Pizzano vicino a Bologna. Tommaso, professore di Medicina e Astronomia all’università di Bologna, si era trasferito a Venezia dove la sua attivita di astrologo e vegente gli aveva procurato fama e buona reputazione. Infatti ricevì due inviti per lavorare a corte: il primo dal Re di Francia Carlo V e il secondo dal re d’Ungheria Luigi il Grande. Dopo aver riflettuto a lungo, Tommaso optò per la Francia. All’età di 4 anni, Christine raggiunse con sua madre e i suoi fratelli Paolo e Aghinolfo la Corte a Parigi.

 

Christine a vu le jour en 1364 à Venise. Sa mère était une noble vénitienne alors que son père, Tommaso, était né à Pizzano près de Bologne. Tommaso, professeur de médecine et d'astronomie à l'université de Bologne, s'était installé à Venise où son activité d'astrologue et de voyant lui avait donné renommée et bonne réputation. En fait, il reçut deux invitations à travailler à la cour: la première du roi de France Charles Quint et la seconde du roi de Hongrie Louis le Grand. Après une longue réflexion, Tommaso opta pour la France. À l'âge de 4 ans, Christine rejoint la Cour à Paris avec sa mère et ses frères Paolo et Aghinolfo.

Suo padre Tommaso era un uomo colto e aperto, curioso dei segreti della natura, la educò lui stesso alle scienze e alle lettere. Avrebbe voluto che Christine ricevesse un educazione avanzata ma gli usi del tempo non glielo concederono come scrisse Christine nella “La Cité des Dames”. Ricorda che il maggior ostacolo alla sua educazione fu sua madre che avrebbe preferito per lei la tradizionale istruzione femminile (“ago e filo”), più adatta a una futura moglie. Fortunatamente Christine crebbe in un ambiente di corte stimolante e intellettualmente vivace: lo stesso Carlo V, sensibile alle tematiche intellettuali, aveva fondato la Biblioteca Reale del Louvre, a cui Christine aveva libero accesso e che descriverà anni più tardi come «la belle assemblée des notables livres» («la bella collezione di libri importanti»), una biblioteca senza pari in Europa per la quantità e la qualità dei libri miniati. Come tutte le damigelle di alto rango fu iniziata alla musica e alla poesia. Era bilingue; parlava e leggeva l’italiano ma, é in francese che eccelleva e scrisse tutte le sue opere. Sapeva bene il latino e potè studiare libri di filosofia, storia, poesia e religione. Recevette un educazione più approfondita delle altre nobildone di corte anche se, quando evoca la sua educazione, deplora non fosse stata completa.

Son père, Tommaso, était un homme cultivé et ouvert, curieux des secrets de la nature, il l’initia aux sciences et aux lettres. Il aurait aimé que Christine reçoive une formation supérieure mais les usages du temps ne lui permirent pas de le faire, comme l’écrira Christine dans "La Cité des Dames". Elle se souvient que le plus gros obstacle à son éducation était sa mère qui aurait préféré pour elle l’éducation traditionnelle des femmes ("aiguille et fil"), plus adaptée à une future épouse. Heureusement, Christine grandit dans un environnement stimulant et intellectuellement vivant: Charles Quint lui-même, sensible aux questions intellectuelles, avait fondé la Bibliothèque royale du Louvre, à laquelle Christine avait librement accès et qu'elle décrira plus tard comme "la belle assemblée des notables livres ", une bibliothèque sans égale en Europe pour la quantité et la qualité des livres enluminés. Comme toutes les demoiselles de haut rang, elle fut initiée à la musique et à la poésie. Il était bilingue et parlait et lisait l'italien, mais c’est en français qu’elle excellait et écrivit toutes ses œuvres. Elle connaissait bien le latin et étudiait des livres de philosophie, d'histoire, de poésie et de religion. Elle reçut une éducation plus approfondie que les autres nobles de la cour même si, lorsqu'elle évoque son éducation, elle regrette qu'elle n'ait pas été complète.

(IT)

«Sono sola, e sola voglio rimanere.
Sono sola, mi ha lasciata il mio dolce amico;
sono sola, senza compagno né maestro,
sono sola, dolente e triste,
sono sola, a languire sofferente,
sono sola, smarrita come nessuna,
sono sola, rimasta senz’ amico.
Sono sola, alla porta o alla finestra,
sono sola, nascosta in un angolo,
sono sola, mi nutro di lacrime,
sono sola, dolente o quieta,
sono sola, non c’è nulla di più triste,
sono sola, chiusa nella mia stanza,
sono sola, rimasta senz’amico
Sono sola, dovunque e ovunque io sia;
sono sola, che io vada o che rimanga,
sono sola, più d'ogni altra creatura della terra
sono sola, abbandonata da tutti,
sono sola, duramente umiliata,
sono sola, sovente tutta in lacrime,
sono sola, senza più amico.
Principi, iniziata è ora la mia pena:
sono sola, minacciata dal dolore,
sono sola, più nera del nero,
sono sola, senza più amico, abbandonata.»

A 25 anni Christine, in preda a grave difficolta finanziarie, dovette compiere una simbolica metamorfosi, e di sé nel “Mutacion de Fortune” scrisse «diventai un vero uomo», cioé scelse di non risposarsi e di condurre una una vita più autonoma e responsabilizzata, in quei tempi prerogativa esclusiva del maschio. Dovendo provedere alla sua famiglia raccolse quanto poteva dalle proprietà del padre e del marito e si mise a lavorare come copista e miniaturista a corte. Era cosi brava che presto ne diventò il capo dirigendo maestri calligrafi, rilegatori e miniatori specializzati in riproduzioni di libri di lusso. Nel fra tempo compose poesie e ballate che raccolgo nel “Le Livre des cent ballades” molto apprezzato a corte che li valse di ottenere protezione e committenze da illustri personaggi: i duchi Filippo II di Borgogna e Giovanni di Valois, la regina consorte Isabella di Baviera,.. Ne troviamo traccia nei libri contabili. Queste protezioni le permisero di dedicarsi esclusivamente alla scrittura e all'attività di poetessa ed intellettuale.

À l'âge de 25 ans, Christine, aux prises avec de graves difficultés financières, dû procéder à une métamorphose symbolique. Dans "Mutacion de Fortune", elle a écrit d'elle-même "Je suis devenue un véritable homme", c'est-à-dire qu'elle choisit de ne pas se remarier et de mener une vie plus autonome et plus responsable, à cette époque, prérogative exclusive de l’homme. Devant pourvoir à sa famille, elle rassembla tout ce qu'elle put des propriétés de son père et de son mari et se mit à travailler en tant que copiste et miniaturiste à la cour. Elle était si douée qu'elle devint rapidement chef de l’atelier en dirigeant des calligraphes, des relieurs et des enlumineurs spécialisés dans la reproduction de livres de luxe. Au fil du temps, elle composa des poèmes et des ballades que elle rassembla dans le "Livre des cent ballades" très apprécié de la cour qui leur valut la protection et les commandes de personnages illustres: les ducs Philippe II de Bourgogne et Jean de Valois, la reine d'Isabelle de Bavière , .. On en trouve des traces dans les livres comptables. Ces protections lui ont permis de se consacrer exclusivement à l'écriture et en tant que poète et intellectuelle.

Nel 1410, scrisse anche un trattato militare : “Livre des faits d’arme et de chevalerie » che sarà utilizzato per almeno un secolo dopo la sua publicazione. Si tratta di una sintesi  di trattati antichi tra cui l’ “Epitomia rei militaris” di Vegezio in cui sottolinea come i mali della Francia e il ripetersi di guerre civili derivano dalla crisi dell’esercito. Descrive dumque teoricamente i compiti e la formazione di un copro di truppe efficiente e pronto a battersi per la salvezza e l’affermazione del Regno. Si sofferma sulla cavaleria e sul corraggio e la forza dei cavalieri che lottano per la diffesa dei sudditti più deboli, conducendo una vità volta al bene e a sconfiggere il male, dove il merito consente progressi e vittorie. L’opera commincia con le sue scuse per aver scritto un tal libro essendo una donna e ricorda ai suoi lettori che anche Minerva Dea dei cavalieri era di sesso femminile. Molte copie furono rese annonime poiché Christine era malvista. Nonostante ciò la sua opera fu cosi famosa da essere tradotta in inglese e stampata alla fine del XVs.   

En 1410, elle écrivit également un essais militaire: "Livre des faits d’homme et de chevalerie", qui sera utilisé encore au moins un siècle après sa publication. C'est un résumé d'anciens traités, dont "Epitomia rei militaris" de Vegezio, dans lequel elle souligne comment les maux de la France et la répétition des guerres civiles découlent de la crise de l'armée. Elle décrit théoriquement les tâches et la formation de troupes efficaces, prêtes à se battre pour le salut et l’affirmation du Royaume. Elle s'attarde sur la cavalerie, le courage et la force des chevaliers qui se battent pour la défense des sujets les plus faibles, menant une vie axée sur le bien et à vaincre le mal, où le mérite permet progrès et victoires. L’œuvre commence par ses excuses pour écrire un tel livre vu qu’elle est femme et par un rappel à ses lecteurs ponctuant que Minerve, la déesse des guerriers, était elle aussi une femme. Beaucoup de copies ont été rendue anonyme car Christine était mal vue. Néanmoins, son travail était si célèbre qu'il a été traduit en anglais et imprimé à la fin du XVe siècle.

Una delle sue opere più importanti é il “Livre des trois vertus » conosciuto anche come “Trésor de la Cité des Dames” un opera che rappresenta l’immagine e il concetto che la società francese del quatrocento ha della donna, del suo ruolo nella sfera familiare e fuori casa. E’ stato stampato 3 volte già all’inizio del XVIs. Il libro si riferisce a “Reggimenti e costumi di donna” di Francesco da Barberino. L’autrice vuole attestare che le donne devono avere un posto ben preciso nella società, anche se le differenti condizioni sociali della famiglia conferiscono loro ruoli di diversa importanza. In ogni caso le donne non possono e non devono mai essere rilegate ai margini della vita famigliare ed extrafamiliare. Christine invita le sue compagne a non lasciarsi sopprafare e a tentare di tutto per guadagnarsi una posizione definita di partecipazione dignitosa. Lotta contro il tradizionale modo di vedere e di rappresentare il destino della donna, che dovrebbe avere, secondo un giudizio consolidato, un istruzione più modesta dell’uomo e trovarsi preclusa ogni via di emancipazione mentre solo due vie si presentano a lei il chiostro o il matrimonio. Alle nobili Christine consiglia di apprendere un sapere che permetta loro di intendersi un po di tutto e di acquistare una conoscenza concreta da applicare utilmente nella gestione del patrimonio familiare cioè dei castelli e feudi. Alle consorte dei pubblici ufficiali raccomanda una formazione in grand parte domestica affinché sappiano dirigere personalmente coloro che si occuperanno di amministrare le dimore della corte e dei cortigiani. Diversi saranno i suggerimwnti riguardo alle mogli di artigiani, commercianti,...  che devono aiutare il coniuge nell’espletamento delle sue funzioni nel negozio o all’aperto... Christine vuole responsabilizzare le donne affinché partecipino alle scelte familiari importanti anche quelle di carrattere economico. E’ riduttivo credere che alle mogli e alle madri spetti solo l’incarico di governare la propria casa ed educare i figli. Anche se queste attività sono importanti non possono essere le uniche e vano completate. Il suo messaggio é chiaro: uomini fatevi partecipi delle esigenze delle vostre spose e voi donne non mettetevi mai in condizione di essere emarginate!

L'une de ses œuvres les plus importantes est le "Livre des trois vertus", également appelé "Trésor de la Cité des Dames", un ouvrage qui représente l'image et le concept que la société française du XVe siècle a de la femme, de son rôle dans la sphère familiale et en dehors de la maison. Il a été imprimé 3 fois déjà au début du XVIe !!! Le livre se réfère à "Régiments et costumes de femmes" de Francesco da Barberino. Christine veut faire comprendre que les femmes doivent occuper une place très spécifique dans la société, même si les différentes conditions sociales de la famille leur confèrent des rôles d'importance différente. En tout état de cause, les femmes ne peuvent et ne doivent jamais être rejetée en marge de la vie familiale et extra-familiale. Christine invite ses compagnes à ne pas se laisser dompter et à tout faire pour obtenir une position qu’elle appelle « de participation digne ». Elle lutte contre la manière traditionnelle de voir et de représenter le destin de la femme, qui devrait disposer, selon un jugement consolidé, d’une éducation plus modeste que l’homme et être exclue de toute forme d’émancipation alors que les seuls chemins qui s’ouvrent à elle sont le cloître ou mariage. Christine conseille aux nobles d'acquérir des connaissances leur permettant de comprendre un peu tout et d'acquérir des connaissances concrètes à appliquer utilement à la gestion du patrimoine familial, c'est-à-dire des châteaux et des fiefs. Aux épouses des agents publics, elle recommande une formation essentiellement domestique afin de pouvoir diriger personnellement ceux qui se chargeront de l'administration des domiciles du tribunal et des courtisans. Elle suggérera de différente manière encore les femmes des artisans, des commerçants, ... qui doivent aider le conjoint à s'acquitter de ses tâches dans les magasins ou à l'extérieur ... Christine souhaite donner aux femmes les moyens de participer aux choix importants de la famille, notamment ceux qui concernent l’économique. Il est simpliste de croire que les épouses et les mères ne sont responsables que de la gestion de leur foyer et de l'éducation de leurs enfants. Bien que ces activités soient importantes, elles ne peuvent pas être les seules et doivent être complétées. Son message est clair: hommes impliquez-vous pour les exigences de vos épouses et vous Mesdames ne vous mettez jamais dans une situation de marginalisation!

Scritto nei mesi invernali tra il 1404 e il 1405, il Livre de “la Cité des Dames” è probabilmente l'opera più famosa di Christine de Pizan. Venne elaborata in seguito all’opera di Giovanni Boccaccio (De mulieribus claris, Sulle donne famose) giunto a Parigi all’inizio del quatrocento, e in risposta ai libri di Jean de Meung (autore del Roman de la Rose, testo del XIII secolo che dipingeva le donne solo come seduttrici) e del filosofo misogeno Mateolo, uomini avversi alla condizione femminile, intrisa secondo loro solo di dubbio, di malinconia e intemperanza. Dopo aver letto quest’ultimo, Christine si rese conto che in ogni opera scritta che ha letto c’é sempre una pagina contro le donne. Ne rimase sgradevolmente colpita e ne fece una questione da discutere a corte. Nel « Le livre de la cité des dames » Cristine racconta di aver ricevuto, dopo aver pregato Dio, la visita di tre donne, Ragione, Rettitudine e Giustizia, che prima l’hanno rimproverata per aver chiesto a Dio perché non era nata uomo poi l’hanno invitata a costruire una fortezza per difendere le donne dalle maldicenze e dai pregiudizi avversi. La Città racchiude una lunga sequenza di donne esemplari per sapienza, cultura, coraggio che offrono un esempio dell'enorme potenziale creativo e dell’indispensabilità della donna. Presenta dunque una società utopica e allegorica in cui la parola dama indica una donna non di sangue nobile, ma di spirito nobile. Centrale è poi il tema dell'educazione femminile, che Christine de Pizan avvertiva come fondamentale. L'impossibilità infatti di imparare, unita all'isolamento tra le mura domestiche, avevano causato la presunta inferiorità femminile e la sua assenza dalla scena culturale.

Écrit durant les mois d’hiver entre 1404 et 1405, le « Livre de la Cité des Dames » est probablement l’œuvre la plus célèbre de Christine de Pizan. Elle a été élaborée à la suite du livre de Giovanni Boccaccio (De mulieribus claris, Arrivé à Paris au début du XVe siècle) et en réponse aux ouvrages de Jean de Meung (auteur du Roman de la Rose, texte du XIIIe siècle qui peint les femmes comme des séductrices) et du philosophe misogyne Mateolo, des hommes opposés à la condition féminine, imprégnées selon eux uniquement de doute, mélancolie et intempérance. Après avoir lu ce-dernier, Christine s’aperçut que dans chaque œuvre écrite qu’elle avait lu, il y avait toujours une page contre les femmes. Touchée désagréablement par ce constata elle décida de porter la question à la Cour. Dans "Le livre de la cité des dames", Christine raconte qu'après avoir prié Dieu, elle reçut la visite de trois femmes, Raison, Justesse et Justice, qui l'ont d'abord réprimandée pour avoir demandé à Dieu pourquoi elle n'était pas née Homme et qui l'ont invitée à construire une forteresse pour défendre les femmes des calomnies et des préjugés défavorables. La ville abrite une longue séquence de femmes exemplaires, empreintes de sagesse, de culture et de courage, qui illustrent le potentiel créatif énorme et le caractère indispensable des femmes. Il présente donc une société utopique et allégorique dans laquelle le mot dame désigne une femme non de sang noble, mais de noble esprit. Le thème de l'éducation des femmes est central dans l’œuvre de Christine de Pizan. En effet, l’impossibilité d’apprendre, ainsi que l’isolement entre les murs des maisons, avaient provoqué la prétendue infériorité féminine et son absence de la scène culturelle.

DALLA FAMA ALLA MORTE  / DE LA CELEBRITE A LA MORT

 

L’opera dedicata a Giovanna d’Arco il “Ditie” è il suo ultimo scritto.  Christine ci dice nell’incipit che aveva ormai trascorso 11 anni di vita e grande lavoro nell’Abbazia di Poissy. Il libro vuole dimostrare la parità naturale del genere femminile. Questa volta non è la storia antica, biblica e classica, a portare esempi a favore di Cristina ma “un miracolo” vissuto, una impresa straordinaria a lei contemporanea, quella di Giovanna di Orléans eroina e protagonista della riscossa francese nella Guerra dei Cent’anni: «Io Christine per la prima volta dopo tanto tempo comincio a ridere… per lungo tempo ho vissuto triste come in gabbia… nel dolore, io come gli altri, ma la stagione è cambiata». La Fortuna è ritornata nella vita della Francia e di Cristina. L’intreccio della vita della scrittrice e della Pulzella d’Orléans è evidente nel racconto. Certamente è difficile capire come una giovane contadina abbia potuto convincere il re della sua capacità di condurre l’esercito alla vittoria , ma lo è altrettanto «spiegarsi come Cristina, donna laica e borghese , sia riuscita a fare della sua cultura un tale strumento di autoaffermazione» (Maria Giuseppina Muzzarelli).

«Che onore per il sesso femminile quando questo nostro regno interamente devastato, fu risollevato e salvato da una donna, cosa che cinquemila uomini non hanno fatto…» scrive Cristine. Non sappiamo se abbia vissuto abbastanza per conoscere la tragica conclusione della storia di Giovanna (condannata nel maggio 1430 e brucciata nel 1431)... Gilleberts de Mets riferisce che nel 1434 Christine era già passata a miglior vita.

L'œuvre dédiée à Jeanne d'Arc la "Ditie" est son dernier écrit. Christine nous raconte dans l'incipit qu'elle a déjà passé 11 ans de vie et d’excellent travail à l'abbaye de Poissy. Le livre vise à démontrer l'égalité naturelle du genre féminin. Cette fois ce n’est pas l’histoire ancienne, biblique ou classique, qui apporte des exemples en faveur de Christine, mais un "miracle" vécu, une entreprise extraordinaire qui lui est contemporaine, celle de l’héroïne Jeanne d’Orléans protagoniste de la reprise des français durant la guerre de Cent Ans. : "Moi, Christine, pour la première fois depuis longtemps, je commence à rire ... j'ai vécu longtemps triste comme dans une cage ... dans la douleur, moi comme les autres, mais la saison a changé". La chance est revenue vers la France et vers Christine. Le lien entre la vie de l’écrivaine et de la Pucelle d’Orléans est évident. Il est certes difficile de comprendre comment une jeune paysanne a pu convaincre le roi de son aptitude à mener l'armée à la victoire, mais cela l’est également "sur comment Christine, une bourgeoise laïque, a réussi à faire de sa culture un tel outil d'affirmation de soi »(Maria Giuseppina Muzzarelli). "Quel honneur pour le sexe féminin quand notre royaume complètement dévasté a été relevé et sauvé par une femme, ce que cinq mille hommes n'ont pas fait ...", écrit Christine. Nous ne savons pas si elle a vécu assez longtemps pour connaître la conclusion tragique de l'histoire de Jeanne (condamnée en mai 1430 et brulée en 1431) ... Gilleberts de Mets rapporte que Christine était déjà décédée en 1434.

Christine ebbe riconoscimenti e attestazioni di stima, anche da parte di filosofi come Jean Gerson e Eustache Deschamps. Mettendo a frutto la sua cultura e le sue capacità, diviene la prima scrittrice della storia francese in grado di provvedere con il suo lavoro alla famiglia, conquistandosi un ruolo sociale e intellettuale di prestigio.

 

Christine reçut des éloges et des démonstrations d'estime, même de la part de philosophes comme Jean Gerson et Eustache Deschamps. Tirant parti de sa culture et de ses compétences, elle est devenue la première écrivain de l’histoire française à pourvoir grâce à son travail à sa famille, gagnant ainsi un rôle social et intellectuel de prestige.

IL DIVENTARE SCRITTRICE

Nel 1379, sposò a 15 anni, Étienne de Castel, notaio e segretario del re, con cui ebbe tre figli, una femmina e due maschi. Alla morte di Carlo V, gli succede Carlo il folle e il padre Tommaso cadde in disgrazia perdendo la sua rendita. Quando suo padre muore a sua volta, Christine, suo marito, i suoi 3 figli, sua madre e una nipote rimangono in Francia mentre i suoi due fratelli tornano in Italia. Christine ebbe un matrimonio sereno e felice, che rimpiangerà spesso nei suoi scritti.  Suo marito, infatti morì per una epidemia di peste, mentre era in missione per il re, nel 1390. Espresse il suo dolore in molte poesie, la cui più famosa è probabilmente “Seulete sui ”.

En 1379, à l'âge de 15 ans, elle épousa Étienne de Castel, notaire et secrétaire du roi, avec qui elle eut trois enfants, une fille et deux garçons. À la mort de Carlo V, Carlo le fou lui succéda et son père, Tommaso, tomba dans la disgrâce, perdant ses rentes. Quand son père meurt à son tour, Christine, son mari, ses 3 enfants, sa mère et une nièce restent en France alors que ses deux frères rentrent en Italie. Christine a eu un mariage paisible et heureux, qu'elle pleurera souvent dans ses écrits. En effet, son mari mourut à cause d'une épidémie de peste lors d'une mission pour le roi en 1390. elle exprima sa douleur dans de nombreux poèmes, dont le plus célèbre est probablement "Seulete sui".

(original)

«Seulete sui et seulete vueil estre
Seulete m'a mon douz ami laissiee;
Seulete sui, sanz compaignon ne maistre
Seulete sui, dolente et courrouciee,
Seulete sui, en langueur mesaisiee,
Seulete sui, plus que nulle esgaree,
Seulete sui, sanz ami demouree.
Seulete sui a uis ou a fenestre,
Seulete sui en un anglet muciee,
Seulete sui pour moi de pleurs repaistre,
Seulete sui, dolente ou apisiee;
Seulete sui, rien n'est qui tant messiee;
Seulete suis, en ma chambre enserree,
Seulete sui, sanz ami demouree.
Seulete sui partout et en tout estre;
Seulete sui, ou je voise ou je siee;
Seulete sui plus qu'aultre riens terrestre,
Seulete sui, de chascun delaissiee,
Seulete sui durement abaissiee,
Seulete sui, souvent toute esplouree,
Seulete sui, sanz ami demouree.
Prince, or est ma douleur commenciee:
Seulete sui, de tout deuil manaciee,
Seulete sui, plus teinte que moree:
Seulete sui, sanz ami demouree.»

 

 (FR)

Seulette suis et seulette veux être,  
Seulette m'a mon doux ami laissée,
Seulette suis, sans compagnon ni maître,
Seulette suis, dolente et courroucée ,
Seulette suis, en langueur mesaisée,           
Seulette suis, plus que nulle égarée,
Seulette suis, sans ami demeurée.
 Seulette suis à huis ou à fenêtre,
Seulette suis en un anglet muciée,

Seulette suis pour moi de pleurs repaître,
Seulette suis, dolente ou apaisée,
Seulette suis, rien n'est qui tant messiée (4)  
Seulette suis, en ma chambre enserrée,
Seulette suis, sans ami demeurée.
Seulette suis partout et en tout estre
Seulette suis, que je marche ou je siée (6),
Seulette suis, plus qu'autre rien terrestre (7)
Seulette suis, de chacun délaissée,
Seulette suis, durement abaissée,
Seulette suis, souvent toute éplorée,
Seulette suis, sans ami demeurée.
 Princes, or est ma douleur commencée
Seulette suis, de tout deuil menacée,
Seulette suis, plus teinte que morée (8),
Seulette suis, sans ami demeurée.

DAGLI SCRITTI D’AMORE AI TRATTATI /

DES RECITS D'AMOURS AUX ESSAIS

Si chiuse dunque nel suo studiolo a leggere testi antichi e comporre storie d’amore cortese poi passò un opera più complessa “Le livre de la Mutacion de Fortune” in cui riprende la storia di tutti reami ed imperi (pesiano, greco, romano,...) dalla creazione del mondo, all’apogeo delle civiltà fino al loro declino, studiando in particolare i momenti di ciarniera. Dopo averlo letto, nel 1404, Filippo II le commissionò “Le Livre des bonnes moeurs du sage roy Charles V”.  Christine si lanciò cosi nella scrittura storica, biografica ed autobiografica come “L’Avison Christine”  in cui mette a confronto le sue sventure personali e quelle dei sovranni di Francia senza cadere nell’ingenuita o nella supponenza, libro che presentò a Giovanni Senza Paura. Il passaggio da un argomento all’altro fu trattato con tale purrezza, precisando situazioni o stati d’animo, con spirito cosi sincero che la lettura ci e li lasciò conquistati e permise di ammirare la preparazione e l’intelligenza di una studiosa meritevole. A Jean de Berry dedicò la “Lamentation sur les maux de la France”, al delfino Luigi “le Livre de la paix”.

Elle s’enferma donc dans son bureau pour lire des textes anciens et composer des histoires d’amour courtois, puis se dédia à un ouvrage plus complexe intitulé «Le livre de la mutation», dans lequel elle raconte l’histoire de tous les royaumes et empires (Perse, Grec, Romain,. ..) depuis la création du monde, à l'apogée des civilisations jusqu'à leur déclin, en étudiant surtout les moments charnière. Après l'avoir lu, en 1404, Philippe II lui commanda "Le livre des bonnes meurs du sage roy Charles V". Christine se lança alors dans l'écriture historique, biographique et autobiographique comme "L'Avison Christine" dans laquelle elle compare ses malheurs personnels à ceux des souverains de France sans tomber dans la naïveté ni l'arrogance, livre qu'elle présenta à Jean Sans Peur. Le passage d'un sujet à un autre fut traité avec une telle pureté, spécifiant les situations ou les humeurs, avec un esprit si sincère que la lecture nous et les laissa conquis et permit d'admirer la préparation et l'intelligence d'une digne érudite. À Jean de Berry, elle dédia la "Lamentation sur les maux de la France" au dauphin Louis "le Livre de la paix".

SOURCES-BIBLIOGRAFIA:

All Rights Reserved © 2014 by Mélanie Bruniaux alias Anima Keltia Celtic Medieval Music Harpist.

Photo's of  Irene Reffo, Bruna Zavattiero. 

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